ECOLOGIA – Le piantagioni di Pinus nigra possono avere un ruolo ecologico rilevante. Le foreste di pino nero (Pinus nigra), anche se collocate al di fuori del loro areale naturale, possono supportare livelli di biodiversità vegetale simili a quelli delle foreste native. È quanto emerge da un importante studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Global Ecology and Biogeography, coordinato dall’Università di Siena nell’ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC). Pubblicato su oksiena.it.
Analizzate oltre 1360 foreste in tutta Europa
La ricerca ha esaminato 1360 foreste di pino nero distribuite in tutta Europa, confrontando quelle situate nel loro areale nativo con quelle fuori areale, spesso frutto di interventi di rimboschimento. Il risultato? La biodiversità non dipende tanto dall’origine geografica del pino, quanto dalle condizioni ambientali locali come la fertilità del suolo e l’umidità. “Se inserite in ambienti adatti, le foreste di pino nero fuori areale possono funzionare ecologicamente come quelle native,” spiega Gianmaria Bonari, botanico dell’Università di Siena e coordinatore dello studio.
Bonari sottolinea come molte delle foreste oggi definite “fuori areale” siano in realtà presenti in habitat che un tempo ospitavano naturalmente il pino nero durante il Pleistocene. Queste formazioni possono rappresentare un ritorno ecologico in habitat storici. Lo studio distingue chiaramente le foreste di pino nero da quelle costituite da specie esotiche, come gli eucalipti introdotti da altri continenti. Secondo i ricercatori, conoscere la biogeografia delle specie è fondamentale per valutare il reale valore ecologico di una piantagione.
Il contributo del National Biodiversity Future Center
Lo studio rientra nelle attività dello Spoke 3 del NBFC, dedicato agli ecosistemi terrestri, sotto la guida del professor Francesco Frati. “La biodiversità è ancora in gran parte sconosciuta, anche in ambienti apparentemente banali come le piantagioni,” afferma Frati. “Il lavoro del NBFC è cruciale per sviluppare strategie di conservazione efficaci e preservare il valore degli ecosistemi.”
































