La Via Francigena in Valle di Susa secondo il professor Giuseppe Sergi

giuseppe sergi

SUSA – La Via Francigena in Valle di Susa secondo il professor Giuseppe Sergi.

LA VIA FRANCIGENA IN VALSUSA

Anticamente, tutte le strade che provenivano dalla Francia erano identificate con l’appellativo “Via Francigena”. Attualmente ne sono state riscoperte due. Tutte due erano percorse dai pellegrini che volevano raggiungere un luogo Santo. Una delle Vie Francigene riscoperte, era percorsa dai pellegrini che volevano raggiungere Santiago di Compostela. Entrava in Italia dal passo del Monginevro e raggiungeva Torino e poi Vercelli. La seconda, invece, si sviluppa sul territorio nazionale con una lunghezza maggiore ed era praticata dai pellegrini che venivano dalla Francia e dall’Inghilterra. Questi entravano sul suolo italico al Passo del Gran San Bernardo e da lì raggiungeva sempre Vercelli. In questa città, i due percorsi francigeni si riunivano in una sola strada che raggiungeva Roma. A questi percorsi si possono aggiungere altri pezzi di Vie Francigene come quello in Liguria. Oggi giorno, percorrere la Strada Francigena, non è solo un atto di fede, ma il modo di scoprire tanti angoli e tanta storia e, forse, riscoprire anche un po’ se stessi.

LA RISCOPERTA EUROPEA

Il tema della via Francigena – spiega il professor Giuseppe Sergirimasto nascosto per anni a differenza di quello del “Camino de Santiago”, alla fine dello scorso millennio ha avuto un rilancio che solo in parte ha giovato alla correttezza storica, facendo spazio a ricostruzioni che hanno finito con il prescindere dal medioevo che aveva generato quel percorso. Nel 1993 il Dipartimento del Turismo della Presidenza del Consiglio italiano aveva dato avvio a un progetto che, in vista del 2000, disegnasse un itinerario culturale, religioso e turistico in grado di rendere di nuovo attuale, con le sue tappe e con le sue mete, la non abbastanza nota mobilità degli uomini del medioevo. Chi erano questi uomini? Solo ai pellegrini pensavano, in un primo tempo, i promotori. Colpiti dall’itinerario più conosciuto e documentato, quello dell’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che, più di mille anni fa, compì un celebre viaggio dall’Inghilterra a Roma e lo raccontò poi, con la cultura del viaggiatore curioso e, direi, con la minuzia dell’esploratore, in un prezioso diario conservato ora nella British Library di Londra. In seguito alle ricerche il logo stesso dell’iniziativa cominciò a essere correttamente accompagnato da una frase che non si riferisse più solo a pellegrini, ma anche a mercanti, a monaci, a guerrieri. Era avvenuto che le regioni coinvolte l’Emilia-Romagna con la funzione di “capofila” poi Valle d’Aosta, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio; si erano messe al lavoro e, ottenuta l’approvazione della ventitreesima Commissione dell’Unione Europea nell’ambito del piano di azione comunitario in favore del turismo, fecero riconoscere, grazie all’impegno del medievalista Vito Fumagalli, allora parlamentare europeo, il progetto come Itinerario culturale del Consiglio d’Europa“.

NOTIZIE DELLA VALSUSA, VAL SANGONE E CINTURA DI TORINO

Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia! Segui e metti mi piace al canale YouTube L’Agenda News.