BUSSOLENO – Ć stato pubblicato sul sito dellāUnione Montana Valsusa āTecniche di gestione e recupero dei castagnetiā. Il volume sulle esperienze di castanicoltura in Valsusa. La pubblicazione prende in esame le varietĆ di castagno presenti nella zona e le diverse tecniche colturali. Soffermandosi su aspetti quali potatura, innesto, concimazione, irrigazione e raccolta e conservazione dei frutti. Infine, il testo chiarisce i passaggi necessari per lāimpianto di nuovi castagneti da frutto, dalla preparazione del terreno, alla concimazione, fino alle modalitĆ di piantagione.
LA STORIA
Presenti infatti giĆ dalla prima romanizzazione, i castagneti qui si trasformarono nel Medioevo in vere e proprie coltivazioni. Tra il 1700 e il 1800 la castagna divenne poi unāimportante e insostituibile fonte alimentare e di reddito per la popolazione, ma con il progresso e lāindustrializzazione, giĆ allāinizio degli anni ā40 del 1900, iniziò il progressivo declino della castanicoltura, causato anche dallo spopolamento dalle zone montane in favore dei grandi centri urbani. Dopo alcuni decenni di oblio, a partire dagli anni ā80 ĆØ iniziata una rivalutazione di usi e tradizioni di montagna, che ha portato alla crescita dellāinteresse per i prodotti tipici e di qualitĆ . Questo ha favorito il rilancio della castanicoltura, incoraggiato anche dal proposito di limitare gli effetti negativi causati dallāabbandono del territorio montano.
OGGI
Oggi i castagneti in valle costituiscono un importante patrimonio storico, paesaggistico e turistico, confermato da realtĆ locali dell’Unione Montana Valsusa come Villar Focchiardo, San Giorio di Susa e Mattie. Un patrimonio che ĆØ importate valorizzare. Il castagno ĆØ una delle più importanti essenze forestali dell’Europa meridionale. In quanto ha riscosso, fin dall’antichitĆ , l’interesse dell’uomo per i molteplici utilizzi. Oltre all’interesse intrinseco sotto l’aspetto ecologico, questa specie ĆØ stata largamente coltivata, fino ad estenderne l’areale, per la produzione del legname e del frutto. Quest’ultimo, in passato, ha rappresentato un’importante risorsa alimentare per le popolazioni rurali degli ambienti forestali montani e, nelle zone più fresche prealpine, d’alta collina, in quanto erano utilizzate soprattutto per la produzione di farina di castagne.
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