La Casaforte di Chianocco, esempio di costruzione del tardo medioevo

LA CASAFORTE DI CHIANOCCO

CHIANOCCO – La storia della Casaforte di Chianocco. Il nome di Chianocco è legato ad Adelaide, figlia di Olderico Manfredi, Marchese di Torino nei primi decenni dell’XI secolo. Suocera dell’imperatore e fiduciaria dei papi dell’epoca, fu una delle protagoniste dell’incontro di Canossa tra il papa e l’imperatore. Con il suo matrimonio con Oddone, figlio di Umberto Biancamano e capostipite dei Savoia, Adelaide aprì l’Italia alle aspirazioni della casa sabauda e ne determinò la storia. Primo proprietario dell’edificio è stato, alla fine del 1100, Pietro Romano di Chianocco, personaggio importante nell’area segusina. Dopo pochi decenni il feudo passò a Bertrando di Montmelian, castellano di Susa, poi governatore della parte pedemontana dei feudi sabaudi e capostipite della più importante famiglia feudale della bassa Valle di Susa. Il figlio di Bertrando governò Torino come primo vicario dei Savoia nel momento in cui essi acquisirono il controllo della città.

I CONTI GROSSO

Nel Seicento la proprietà passò ai Conti Grosso, ma un’alluvione la danneggiò gravemente, impedendo successive trasformazioni. Il complesso più antico della casaforte ha una pianta quadrata di circa diciannove metri per lato. La Casaforte, merlata e ben individuabile, è stata costruita sulla metà ovest della pianta, il lato più esposto al vento favonio, in valle di Susa, mentre la metà est era adibita a cortile, racchiuso da un muro e cui si accedeva da una torretta conservata seppur murata. Nel corso del tempo sono state aggiunte un’ulteriore costruzione a ovest e due abitazioni a est, ma il complesso, grazie anche ai restauri portati avanti dalla proprietà, si presenta oggi con un impianto fra i più leggibili nelle Alpi occidentali per questo tipo di costruzione. Notevole la facciata sul lato sud, che guarda la Valle di Susa ai suoi piedi. Altre bifore, simili a quelle della Casaforte Inferiore, furono aggiunte tra Tardo Medioevo ed Età moderna e vi si possono ravvisare splendidi capitelli, di fattura tipicamente valsusina, probabilmente reimpiegati da aperture precedenti.

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