In Piemonte più di 400 lupi: “Bisogna proteggere l’uomo e gli allevamenti, è un grave danno economico”

PIEMONTE – In Piemonte più di 400 lupi: “Bisogna proteggere l’uomo e gli allevamenti, è un grave danno economico“.

IN PIEMONTE NO AL LUPO, ORSO E LINCE

È stato presentato un ordine del giorno in Consiglio Regionale del Piemonte, primo firmatario Valter Marin, sul divieto di immissione di nuove specie animali in Piemonte. Spiega Marin. “Il censimento lupi del 2022 ha rilevato sul territorio nazionale un numero superiore a 3.000 capi e nel solo Piemonte oltre 400 esemplari. Evidenziando che ormai la specie non è più in via di estinzione ma è in continuo e preoccupante incremento. E’ ben oltre la soglia di convivenza”con l’uomo e con le attività agro-pastorali. Quindi il numero del lupo adesso costituisce il primo fattore di abbandono degli allevamenti in montagna. L’immissione e reintroduzione nel territorio italiano di animali scomparsi da tempo quali l’orso, il lupo, la lince e diverse altre specie animali sta provocando diverse problematiche alla sicurezza pubblica. Bisogna considerare i gravi danni economico-sociali al settore agro-pastorale”.

SULL’ORSA IN TRENTINO E IL RISCHIO PIEMONTE

Spiega ancora il consigliere della Lega. “Un’orsa ha ucciso un giovane studente universitario in provincia di Trento. L’orsa è un esemplare che nel 1996 venne introdotta in alcune zone delle Alpi all’interno del progetto “Life ursus” per cercare di tutelare la popolazione dell’orso bruno del Brenta. L’orsa è nata 17 anni fa in Trentino figlia di due orsi bruni che arrivavano dalla Slovenia. Lì si è deciso di abbattere 230 orsi bruni, una misura ritenuta necessaria per proteggere i cittadini e scongiurare i danni causati dagli orsi. Attualmente la popolazione nella zona è di 1100 esemplari e l’obiettivo è riportarla sotto quota 800, una cifra ritenuta ancora sostenibile. La decisione è arrivata dopo una lunga battaglia legale con l’associazione ambientalista “Alpe Adria Green” che riteneva illegale la scelta dell’abbattimento di massa”.

DIFFICILE GESTIONE

Conclude Marin. “Il tragico episodio ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la difficoltà di gestione dei grandi carnivori e di difficile se non impossibile convivenza con l’uomo. L’immissione di predatori e l’aumento esponenziale di quelli esistenti in aree montane ha evidenziato, di fatto, il danno provocato ai numerosi allevamenti bovini, caprini ed ovini che da sempre hanno caratterizzato la pastorizia piemontese. La montagna piemontese è stata “modellata” dall’uomo nei secoli passati per le esigenze di chi sceglieva di vivere nelle valli creando terrazzamenti idonei per le coltivazioni agricole ed equilibrando le aree a bosco con le aree a pascolo. La presenza di orsi e lupi non era ammissibile per una economia fatta di pura sussistenza con pochi ma fondamentali animali necessari alla dura vita del montanaro“.

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