TORINO – Il cielo del Piemonte ha regalato uno spettacolo nella serata di lunedì 19 gennaio 2026, trasformandosi in una tela vibrante di sfumature viola e fucsia. L’aurora boreale, che un tempo era un’esclusiva dei paesi scandinavi, è diventata una realtà mozzafiato anche sui cieli del Torinese e di gran parte del Nord Italia, grazie a una tempesta geomagnetica classificata tra le più potenti. Centinaia di persone, nonostante la parziale nuvolosità, sono riuscite a immortalare il fenomeno: un’espulsione di massa coronale (CME) così intensa da spingere il flusso di particelle solari a latitudini insolitamente basse, accendendo l’orizzonte con bagliori che hanno lasciato a bocca aperta esperti e curiosi.
La scienza dietro il cielo fucsia: perché l’aurora italiana è diversa
A differenza del classico verde nordico, l’aurora osservata in Italia ha mostrato tonalità magenta e violacee, un dettaglio tecnico che rivela la profondità dell’evento. Questo cromatismo specifico è dovuto all’interazione delle particelle solari con l’azoto e l’ossigeno negli strati più profondi dell’atmosfera, tipica delle tempeste solari di estrema intensità. Sebbene l’occhio umano percepisca spesso queste luci come una nebbia rosata o grigiastra, i sensori degli smartphone hanno svelato tutta la potenza cromatica del fenomeno, amplificando lunghezze d’onda invisibili a occhio nudo. Con il ciclo solare vicino al suo picco, il Piemonte si scopre nuova frontiera per gli amanti degli spettacoli celesti, riscrivendo i confini geografici delle meraviglie naturali.



































