CESANA TORINESE – Il weekend di alta quota in Valsusa si arricchisce di un appuntamento culturale di rilievo grazie alla rassegna curata da Onda Larsen. Sabato 7 febbraio, il sipario del Teatro Sansipario di San Sicario Alto, a Cesana Torinese, si aprirà per la proiezione di “Un altro Ferragosto”, l’ultima fatica cinematografica di Paolo Virzì. Scritto a sei mani con Francesco Bruni e Carlo Virzì, il film rappresenta l’atteso seguito di “Ferie d’agosto”, pellicola simbolo degli anni ’90 che ha fotografato con acume i contrasti della società italiana. A quasi tre decenni di distanza, il regista ci riporta sull’isola di Ventotene, dove le iconiche famiglie Molino e Mazzalupi tornano a incrociarsi. Se nel 1996 lo scontro era puramente ideologico, oggi la scena è dominata dalle nuove fragilità del tempo che scorre e dall’invadenza della cultura digitale. Da una parte Sandro Molino vive il suo tramonto circondato dagli affetti storici, dall’altra l’isola viene travolta dal circo mediatico per il matrimonio social di Sabry Mazzalupi, evidenziando un divario culturale che Virzì dipinge con il suo consueto equilibrio tra satira, commedia e malinconia.
Nell’ambito della rassegna di Onda Larsen, Cesana Torinese ospita il sequel cult
A rendere imperdibile questo evento per turisti e residenti è anche la caratura di un cast stellare, che vede alternarsi sul grande schermo pilastri della recitazione italiana come Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Christian De Sica e Laura Morante. Accanto a loro, giovani talenti e interpreti acclamati come la pluripremiata Emanuela Fanelli, Vinicio Marchioni e Andrea Carpenzano contribuiscono a tratteggiare un’Italia in continua metamorfosi. Per gli sciatori e il pubblico della Valsusa, la serata al Teatro Sansipario rappresenta un’occasione preziosa per confrontarsi con una narrazione che va oltre il semplice intrattenimento. Attraverso il ritorno a Ventotene, “Un altro Ferragosto” esplora l’eterno conflitto tra ideali e apparenza, offrendo uno sguardo lucido e disincantato sulla nostra nazione. Tra risate amare e riflessioni profonde, il lungometraggio invita il pubblico a interrogarsi sul valore della memoria e sulle trasformazioni di una società dove la visibilità digitale sembra talvolta contare più della realtà vissuta, confermando il talento di Virzì nel saper leggere le pieghe più nascoste dell’animo umano e collettivo.
































