Il Forte dello Chaberton rivive fedelmente nel plastico di Ottavio Zetta In esposizione a Bardonecchia al Palazzo delle Feste

BARDONECCHIA – Da anni Ottavio Zetta, insieme a Mauro Minola, si occupa delle difese militari dell’alta Valsusa. In particolare, con un’attenzione quasi maniacale, del formidabile Forte che sorge sulla vetta del Monte Chaberton. Il più alto forte d’Europa, realizzato ad oltre 3000 metri di quota a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, quando la motorizzazione muoveva i suoi primi passi in pianura. Dopo aver dato alle stampe il libro “Il mito dello Chaberton” (edizioni Susalibri), scritto insieme all’inseparabile Mauro Minola, ha deciso di completare i suoi studi con la costruzione di un modello in scala della batteria Chaberton. Ora è possibile ammirare il diorama al Palazzo delle Feste di Bardonecchia. Zetta con fotografie e ricostruzioni porta al grande pubblico informazioni relative alle opere militari in alta montagna.

LA STORIA

Si tratta di un percorso maturato lentamente nel tempo, quando, a cavallo degli anni 60/70 del secolo scorso, mio padre mi svegliava nel cuore della notte per andare a fare escursioni in quota nelle Valli di Lanzo” Spiega Zetta. “Con il tempo, sconfinando oltre valle, incontrando le opere militari. Chiedevo continuamente informazioni sulla loro presenza, la funzione, perché fossero tutte abbandonate e così via. Senza tuttavia avere risposte esaustive. Da quel momento ho lasciato la passione per le cime per dedicarmi allo studio delle fortificazioni del Vallo alpino“. Il Forte dello Chaberton che stupisce. “Prima di dedicarmi allo studio delle opere fortificate delle Alpi occidentali, ho studiato negli anni Ottanta la linea fortificata del Nord Est ho colto diverse analogie con le vicende belliche della 515° Batteria Chaberton. Due montagne simbolo del territorio che rappresentano e vicende umane e atti di eroismo che si intrecciano nel rapporto montagna-territorio“.

IL DIORAMA

Poi ecco l’arte e manualità che si fa dedizione. Spiega Zetta. “Prima dell’inizio della Pandemia era normale tenere conferenze in valle, sia per promuovere i libri, che per divulgare informazioni sulle opere. Il pubblico, sempre molto attento. Ho iniziato a presentare i modellini delle opere del Vallo Alpino. I più giovani, al termine delle conferenze, si avvicinavano al modello realizzato appositamente per scopi didattici, ponendo diverse domande. Questo mi ha spinto a realizzare l’opera maggiore: il Forte dello Chaberton. Ho dedicato due salite in quota per misurare completamente le opere murarie, comprese porte, finestre e torri.  Un secondo problema è legato alla scala di realizzazione. Inizialmente ho optato per la classica 1/72, ma il modello sarebbe risultato lungo due metri. Decisamente difficile da trasportare. Quindi ho scelto la scala 1/100 e già così il modellino è risultato lungo 160 centimetri“.

I TRUCCHI DEL MODELLISTA

Anche la scelta dei materiali di costruzione non è stata semplice. Inizialmente pensavo di fabbricarlo in legno, tradizionale materiale utilizzato dalla maggior parte dei modellisti ma non mi esaltava il risultato finale, perché mancava di realismo. Avendo a disposizione una piccola stampante 3D, ho provato ad effettuare la stampa di una camerata. La soluzione migliore in termini di tempo e risultato finale. Teniamo presente che la batteria dello Chaberton presenta otto torri cilindriche, due corridoi e una serie di camerate ripetitive: lavoro ideale per una stampa in 3D. Per aumentare il realismo, una volta assemblata la struttura di base, sia gli esterni che gli interni sono stati completamente stuccati con stucco a grana grossa e successivamente carteggiati per risaltare la struttura in calcestruzzo. Quindi il materiale plastico della stampa ha funzionato come scheletro di supporto“. Zetta spiega l’evoluzione dei lavori, già pensando al prossimo diorama. Quale sarà?

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