NOVALESA – In un’epoca dominata dal rumore digitale e dalla frenesia sociale, Il Fobantropo si presenta come una riflessione profonda e necessaria. La nuova silloge di racconti firmata da Claudio Bollentini esplora la figura del “fobantropo”: colui che non odia l’umanità, ma sceglie lucidamente di ritrarsi dai suoi eccessi. Attraverso undici storie intense, l’autore analizza la condizione dell’uomo moderno, diviso tra l’ansia da prestazione e l’urgente bisogno di silenzio. Per approfondire il tema dell’isolamento e del benessere psicologico nella società contemporanea, è possibile consultare le analisi pubblicate dall’Istituto Treccani.
Un viaggio geografico ed esistenziale nell’Insubria
La narrazione si snoda lungo una geografia intima e suggestiva che spazia dalla Milano iper-performante ai paesaggi sospesi dell’Insubria, toccando l’Alto Varesotto, le Alpi ossolane e il Canton Ticino. I luoghi diventano metafore dell’anima: spazi di confine dove la solitudine smette di essere una condanna e si trasforma in autodifesa. Questo percorso geografico e concettuale richiama apertamente la lezione letteraria di Guido Morselli, intellettuale visionario del Novecento italiano che coniò il termine “fobantropo“, la cui vita e produzione sono documentate dettagliatamente su Rai Cultura.
Una diagnosi spietata sul nostro presente
Esperto di comunicazione e profondo conoscitore del territorio padano-alpino, Bollentini firma un’opera chirurgica e commovente. Senza cedere a fughe teatrali, i suoi personaggi scivolano silenziosamente ai margini della modernità per ritrovare se stessi. Disponibile in auto-pubblicazione in esclusiva su Amazon, la raccolta offre una mappa dell’anima contemporanea, ricordandoci che la distanza dagli altri può diventare l’ultima forma di tutela dell’identità individuale.































