Il Castello di Camerletto, lo storico forte che ha legato il suo destino all’Abbazia di Novalesa di ANDREA CARNINO

Castello Camerletto Caselette

CASELETTE – Il Castello di Camerletto, lo storico forte che ha legato il suo destino all’Abbazia di Novalesa, è situato su un piccolo promontorio verdeggiante nella periferia di Caselette. Questo splendido maniero, forse meno noto del vicino Castello Cays, è stato testimone di importanti momenti storici in Valsusa. Verso l’anno 850 due nobili valsusini, Erigario e la moglie Lea, donano la “Curtis Veseneribus”, un centro agrario che costituiva il nucleo originario di Camerletto, al monastero benedettino.

Il sito è ubicato dove in antichità sorgeva un castelliere gallico. Il primo nome del castello è “Castrum Merletum”, che rimanda ad un accampamento militare romano. L’abbazia ha anch’essa nobili origini. Infatti è stata fondata nel 726 da Abbone, duca di Provenza e governatore franco della Moriana e Susa. Il centro agrario di Caselette e il monastero di Novalesa vengono abbandonati dopo il 920. In quel periodo i monaci benedettini sono costretti a fuggire prima a Torino e poi in Lomellina. Le scorrerie saracene rendevano infatti impossibile la vita in valle.

I MONACI BENEDETTINI

Terminato questo periodo turbolento, l’imperatore Ottone I conferma la proprietà delle terre all’abbazia. All’inizio del XI Secolo viene costruita la grangia fortificata. La struttura è destinata allo sfruttamento agricolo dei possedimenti circostanti. Tra XI e XIII secolo la tenuta di Camerletto diventa il motore dell’economia locale, ponendosi in contrasto con i “de Caselette”, signori del vicino castello oggi denominato “Cays”. I “de Caselette”, oltre ad amministrare le loro terre, riscuotevano il pedaggio per i commerci tra Valsusa e Canavese.

I CERTOSINI E LA RISTRUTTURAZIONE DEL XVIII SECOLO

Nel 1638 i Benedettini cedono quindi  il castello di Camerletto e le terre circostanti ai Certosini. Questi lo alienano nel 1665 ai Cistercensi riformati. Ad inizio ‘700 l’edificio viene ristrutturato dall’architetto Antonio Bertola. Assume così lo stile sobrio che lo contraddistingue. All’inizio del XIX secolo viene acquistato dai Ferrero Ponsiglione, conti di Borgo d’Ale. Le tracce di questa nobile famiglia le troviamo sulla volta dello scalone principale, dove è possibile ammirare il loro stemma. Viene in seguito alienato ai Missionari della Consolata. I nuovi proprietari lo trasformano in seminario e scuola artigiana.

LA FAMIGLIA PASCHERO E LA RINASCITA DEL CASTELLO

Da metà degli anni ‘50 appartiene alla famiglia Paschero. L’attuale proprietà ha restaurato il castello e lo ha trasformato in un bed and breakfast. Le tre camere realizzate sono dotate di ogni comfort e  i loro nomi ricordano i momenti di storia dell’edificio: “Del Conte”, “Del Cavaliere” e “Dell’Abate”. Alloggiando nel castello, i turisti possono visitare con comodità gli splendidi luoghi della Valsusa, come la Sacra di San Michele, la città medievale di Avigliana e l’Abbazia di Novalesa.

Testo di Andrea Carnino

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