NAPOLI – Dalla sua camera all’Ospedale Gemelli di Roma dove da giorni è ricoverato, Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce quale «venerabile» Salvo D’Acquisto, il vicebrigadiere dei Carabinieri che il 23 settembre 1943 si sacrificò per salvare 22 cittadini innocenti, offrendosi volontario alla fucilazione nazista. Il Pontefice ha così voluto sottolineare i valori cristiani e civili che hanno guidato la vita del giovane Salvo D’Acquisto. Salvo D’Acquisto nacque il 15 ottobre del 1920 a Napoli da una famiglia povera e di profonda fede cristiana. I genitori infatti lo iscrissero all’asilo all’Istituto Salesiano “Figlie di Maria Ausiliatrice” e sempre in un altro Istituto Salesiano, il “Sacro Cuore” frequentò il liceo ginnasio. Per un periodo di tempo, D’Acquisto frequentò anche il conservatorio, studiando canto. Ma le condizioni economiche della sua famiglia, lo indussero a lasciare gli studi e a iniziare subito a lavorare. Fu assunto come operaio nella ditta dello zio, ma nel 1939 arrivò la cartolina che in quegli anni veniva inviata a tutti i ragazzi che compivano 18 anni per la leva obbligatoria. Decise quindi di arruolarsi come volontario nell’Arma dei Carabinieri e nel giugno del 1940, subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu assegnato al Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra.
Salvo D’Acquisto dichiarato venerabile da Papa Francesco
Nell’ottobre del 1940, Salvo D’Acquisto viene mobilitato per la campagna d’Africa come addetto alla sicurezza dell’aeronautica e alla sorveglianza dei campi di aviazione dell’esercito italiano in Libia. Nel 1941 rimane gravemente ferito a una gamba, a causa di un incidente della camionetta militare su cui viaggiava, mentre, qualche mese più tardi, contrae la malaria. In attesa di ristabilirsi del tutto, rientra in Italia e frequenta il corso per allievi sottoufficiali a Firenze diventando poi vicebrigadiere. Viene subito destinato al comune di Torrimpietra, nella periferia romana, che si occupava anche dell’area di Torre di Palidoro.
Salvo D’Acquisto rimane assegnato a Torrimpietra, e dunque a Torre di Palidoro, anche dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, una data che cambia completamente gli equilibri e gli schieramenti della Seconda guerra mondiale, soprattutto per l’Italia. Da alleati, infatti, i nazisti diventano nemici e occupanti. Proprio una formazione di paracadutisti dell’esercito tedesco si stabilì momentaneamente in alcune vecchie strutture della Guardia di Finanza che si trovavano a Torre di Palidoro. Ma non controllarono per bene gli edifici come avrebbero dovuto fare. In alcune casse, infatti, si trovavano ancora delle munizioni e delle bombe a mano che, a un certo punto, esplosero a causa di un semplice incidente.
L’eroe di Napoli
Nel frattempo, il maresciallo a capo della caserma di Torrimpietra si era dovuto recare a Roma, lasciando quindi al comando proprio Salvo D’Acquisto che dovette occuparsi di indagare sull’esplosione a Torre di Palidoro. L’esercito tedesco, senza pensarci due volte, aveva già incolpato i cittadini della zona accusandoli di aver commesso un attentato. D’Acquisto provò a spiegare alla formazione tedesca che si era trattato solo di un tragico incidente. Per non dover ammettere la propria negligenza, i tedeschi avviano un rastrellamento arrestando 22 cittadini innocenti e minacciando di fucilarli il giorno successivo, se non fosse stato individuato il colpevole. Anche Salvo D’Acquisto venne prelevato e interrogato brutalmente. Alla fine, capendo che i nazisti non avrebbero accettato di considerarlo un incidente, il carabiniere decise di sacrificarsi per salvare tutti gli altri e si dichiarò colpevole di un’esplosione che, in realtà, non aveva mai provocato. Il 23 settembre venne fucilato. Le spoglie di Salvo D’Acquisto riposano nella Basilica di Santa Chiara a Napoli, dopo essere state traslate nel 1986.
































