I ragazzi dell’Istituto Ferrari di Susa raccontano la loro esperienza a Palermo Tra studio, visite, volontariato e la presenza in Tribunale al processo tra Mafia e Stato

SUSA- All’Istituto Ferrari di Susa: si chiamano Francesca, Giulia e Ibrahim e a vederli di comune hanno poco. Francesca è al primo anno di superiori, timida e graziosa, riflessiva e posata. Giulia concluderà quest’anno con la maturità il liceo, Ibra è un ragazzone alto come una pertica, sprigiona energia, è sorridente e trascinatore; insomma un personaggio. Tutte e tre erano nel gruppo dell’Istituto Ferrari di Susa che s’è fatto qualche giorno a Palermo. Sono tre ragazzi che raccontano la loro esperienza, che riflettono ad alta voce su un viaggio che li ha gratificati e gli ha lasciato un segno profondo come canta Jovanotti: “un pugno nello stomaco”.  Francesca da Chianocco, che di cognome fa Ferrero ricorda: “Il mare, il caldo una bellissima atmosfera e una continua e favolosa attenzione nei nostri riguardi. Ci hanno accolto come gli stranieri, quelli che parlano un’altra lingua”, Francesca ricorda la città, le scuole e gli studenti così diversi da quelli di Susa, così particolari.

A PALERMO

Io sono di origini siciliane, quindi non ho avuto particolari problemi a comprendere il mondo parlermitano – dice Giulia Dipietro studentessa allo scientifico dell’Istituto Ferrari di Susa- E’ stato bellissimo lavorare con i ragazzini nella “Casa di Paolo”, entrare nel mondo della solidarietà e del volontariato è stato un tuffo in quel mondo così complicato e dalle mille differenze”.  Ibrahim Shala, segusino con origini albanesi, nel racconto è trascinante. “A Palermo è bello tutto, la gente, il cibo, il calore delle persone. Per me è stato scioccante sentire i racconti di mafia dai protagonisti, ascoltare dalle persone, dalle vittime ciò che noi vediamo alla Tv è davvero toccante e lascia il segno”. Ibra racconta della vita in città, della facilità di adattarsi e della difficoltà di ritornare a case dopo un’esperienza così profonda. Tutti e tre in fondo, in modo diverso e personale, hanno fatto un viaggio non solo verso il sud, ma anche più profondo, verso i sentimenti e l’idea di essere cittadini da oggi più completi. In fondo quando non si ha la bussola, l’unico modo per trovare il nord è partire dal sud.

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