CONDOVE. 45 giorni, punto e basta. E’ stato pubblicato il bando di vendita dello stabilimento mettallurgico ex Vertek-Lucchini di Condove. Come preannunciato mesi fa dal Commissaro Straordinario Nardi ĆØ l’ultima occasione per salvare la produzione, lo stabilimento e i posti di lavoro. Mentre le RSU dimostrano cautela nei commenti, e più che mai il momento in cui ĆØ meglio non esporsi, voci portano alla ribalta un possibile importante interessamento. Su Condove starebbe pensando un grosso gruppo nazionale, impegnato sopratutto nel comparto auto, che penserebbe di riqualificare tutta l’area magari con altre produzioni. Ci sta. Non sarebbe la prima volta che oltre i muri di Via Torino si darebbe il via ad una nuova produzione; la storia della Monce ĆØ lunga abbastanza per pensare ai treni, agli aerei, alle armi, alle macchine per produzione di calze Ā infine alla lavorazione delle barre d’acciaio. Chissa? Passato agosto saremo subito a metĆ settembre con il verdetto finale su una fabbrica che merita di andare avanti, per i lavoratori che non hanno smesso di lottare per il lavoro, per un valle che accuserebbe l’ennesimo pensate shock.
LA MONCENISIO
Le Officine Moncenisio, giĆ Ā SocietĆ Anonima Bauchiero, erano unāindustria meccanica italiana, il cui stabilimento di produzione sorgeva in val di Susa. La societĆ ĆØ nota per la costruzione di veicoli ferrotranviari ma risultò attiva in numerosi settori dellāindustria manifatturiera per i trasporti.Ā Fondata nel 1906 per iniziativa di Fortunato Bauchiero, lāazienda caratterizzò per decenni il panorama della cittĆ valususina fino al fallimento, avvenuto nel 1974. Parte degli stabilimenti furono in seguito riconvertiti alla produzione di acciai speciali. La produzione delle officine Moncenisio comprendeva veicoli ferrotranviari e componenti. Anche il settore stradale non era trascurato, con la fornitura di ācarri per trasporti su stradaā, e carrozzerie per autobus. Nel 1964 la Moncenisio era ormai diventata il più grande stabilimento metalmeccanico della Valle di Susa. Arrivando lāanno successivo a totalizzare mille dipendenti; il bilancio risultava ancora in perdita, ma lāazienda, in ripresa, aveva ottenuto commesse per macchinari da Romania, Polonia e Unione sovietica. In virtù delle quali venne ottenuto nel 1965 un finanziamento di 700 milioni di lire da parte dellāIstituto Mobiliare Italiano. Poi la metallurgia legata alla FIAT.
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