Diario da Roma: un governo ormai allo sbando

ROMA – Diario da Roma: maggioranza unita nel conculcare il diritto costituzionale della libertà di culto, divisa (quasi) nel concedere il diritto di cittadinanza a oltre 600 mila immigrati irregolari, con annesse minacce di dimissioni del ministro Bellanova. È la fotografia impietosa dell’azione di un governo ormai allo sbando, con i soci della maggioranza impegnati a sgomitare per avere visibilità neanche si fosse alla vigilia della campagna elettorale.

LA FASE

La fase 2 appena avviata con l’allentamento del lockdown non promette di essere, sul piano politico, meno turbolenta della fase emergenziale. Vengono al pettine tutti i nodi lasciati irrisolti e che l’intensa attività decretizia del presidente del Consiglio aveva messo da parte. Forza Italia e le altre opposizioni non hanno  rifiutato il dialogo più volte sollecitato dal presidente Mattarella. Per dialogare però bisogna essere almeno in due, e con l’udito ben funzionante. Il presidente Conte ha scelto un’altra strada: ha trasformato la sua maggioranza in una trincea e ha cercato di allargare il più possibile il fronte con le opposizioni. Le minacce di dimissioni del ministro Bellanova sono una dichiarazione di impotenza da parte di Italia Viva. Le dimissioni, ricordava qualcuno, non si annunciano, semplicemente si danno. Il prezzo di questo spettacolo indecoroso sarà come sempre a carico degli italiani.

LE FAMIGLIE

L’Italia riparte a piccoli passi, ma la sofferenza di famiglie e imprese avanza a grandi passi. È tutto in questo sbilanciamento, certificato dai ritardi cronici della burocrazia, dell’INPS, e in qualche caso delle Regioni, il dramma che si sta consumando con l’avallo di un governo incapace. Il premier Conte ha scaricato ogni responsabilità sul senso civico che devono dimostrare i cittadini per coronare la fase 2 con un successo pieno, ma ha dimenticato, nella sua performance sui social, che è stato lui ad alimentare aspettative enormi negli italiani rovesciandogli addosso un fiume di annunci e di promesse, un “decreto aprile”, non sappiamo di quale anno, e infine le scuse per i ritardi.

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