TORINO – Dagli allevatori un appello alla Regione Piemonte per ridurre i cinghiali. Il 25 gennaio scorso la Regione Piemonte ha segnalato a Province e Parchi la necessità di contenere il numero di cinghiali alla luce della diffusione della peste suina attivando, su richiesta delle istituzioni del territorio, catture di cinghiali con apposite gabbie seguite da abbattimenti. Ma questa disposizione ad alcune fra le associazioni più rappresentative degli allevatori non basta: in un appello diramato al presidente Cirio, Associazioni e comitati dall’Ossola al Cuneese hanno scritto che, a prescindere da misure urgenti per limitare il diffondersi della peste suina, occorre un serio piano di drastica riduzione dei cinghiali che oggi, al pari del lupo) sarebbero fuori controllo. Dunque non solo abbattimento dei suini d’allevamento nelle aree a rischio peste suina, ma un piano preventivo di contenimento a livello dell’intera regione.
LE CONSEGUENZE
Stime attendibili parlano infatti di almeno 75/80.000 cinghiali presenti nel solo Piemonte (2 milioni a livello nazionale) che come conseguenza determinano la distruzione sistematica di prati, pascoli e campi di mais, l’aumento (dichiarato dall’ISTAT) dell’80% di incidenti stradali, tenuto conto che un cinghiale può raggiungere 70-90 Kg, nonché rischi sanitari derivanti dalla frequentazione dei rifiuti ecc. Negli ultimi 10 anni l’incremento dei cinghiali è stato esponenziale, sostengono gli allevatori, e l’entità degli abbattimenti (il piano venatorio 2021/2022 prevede il prelievo di 11 mila esemplari) evidentemente è stato del tutto insufficiente a tenere sotto controllo la specie. Dunque viene richiesta alla Regione non solo una raccomandazione alle province per attivare catture su richiesta com’è avvenuto, bensì un vero e proprio piano di abbattimento, che comunque non andrebbe minimamente a pregiudicare la salvaguardia numerica minima della specie.

































