Cose buone: l’Icewine della Valsusa, il vino del ghiaccio

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Cose buone. Come ĆØ bella e particolare la Valsusa: d’estate le temperature sono elevate tanto da far maturare l’uva rossa anche a quote intorno ai mille metri con la brezza costante che mitiga la percezione del calore. In inverno invece le temperature rigide dei mesi di gennaio e febbraio consentono addirittura di vendemmiare. Si, avete capito bene, in estate l’uva matura, in autunno appassisce e in inverno si vendemmia. E’ una vendemmia particolare, l’uva deve essere raccolta quando ĆØ ghiacciata o con temperature molto al di sotto dello zero. Questa situazione, un po’ strana se vogliamo, avviene in poche altre parti del mondo come la Germania, la Valle d’Aosta o il Canada. I vini ottenuti con questa particolare vendemmia prendono il nome di Eiswein in Germania oppure di Icewine nelle terre anglofone e Vino del Ghiaccio in Italia.

vino ghiaccio

IL VINO ā€˜L GLACIER

Le uve lasciate appassire sulla pianta, durante l’autunno e l’inverno, perdono l’acqua e si concentrano in zuccheri, calano di aciditĆ  e aumentano in morbidezza e i profumi, le muffe che attaccano il grappolo non ci sono perchĆ© le temperature serali sono giĆ  basse e il solito vento che soffia giornalmente asciuga l’aria anche dopo le piogge. Le operazioni successive alla vendemmia devono avvenire con l’uva ghiacciata altrimenti c’è il rischio di perdere gran parte della gamma aromatica e anche la fermentazione avviene a bassa temperatura per un tempo abbastanza lungo. Ma che vino si può produrre con delle uve ghiacciate? Sicuramente un nettare un po’ dolce ma molto aromatico e l’azienda Isya che sapientemente lo crea, con questo prodotto ha ancora una volta fatto centro.

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ICEWINE

Non tutte le uve vanno bene per sopportare un periodo di appassimento di più di tre mesi in campo, meglio se hanno buccia spessa e acini medio-piccoli. E ancora una volta viene in aiuto la straordinaria biodiversitĆ  valsusina e per questo vino si usa l’uva rossa autoctona Bequet. La resa ĆØ molto bassa perchĆ© la perdita di acqua ĆØ notevole durante il periodo di appassimento ma la concentrazione in zuccheri aumenta, questo farĆ  ottenere un grado alcolico più elevato e si concentrano gli aromi. Il risultato? Un nettare da degustare lentamente guardando le montagne innevate che ci circondano, da assaporare trattenendo in bocca anche la più piccola goccia che sprigiona un universo di aromi in continua espansione. Il colore ĆØ aranciato, molto limpido e il vino si presenta consistente, segno di una buona alcolicitĆ . Ma ĆØ avvicinando il naso al bicchiere che si rimane stupiti.

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L’AROMA

Dopo poco tempo faranno la loro comparsa piacevoli note di frutta secca e sottobosco che completano una gamma di aromi eccellente e variegata. In bocca stupisce l’assoluto equilibrio: la dolcezza viene stemperata dalla classica freschezza del Bequet e la morbidezza trasforma i tannini in un sottile velluto. Cose buone. La persistenza ĆØ ottima, l’equilibrio ĆØ esaltante e per bere questo vino quando sarĆ  maturo bisognerĆ  farlo riposare in cantina qualche anno. Si abbina perfettamente con la pasticceria secca piemontese, ma non ĆØ obbligatorio cercare sempre un cibo con cui accompagnare il vino. Nel nostro caso credo sarebbe perfetto sorseggiare un bicchiere di icewine valsusino in inverno, davanti ad un fuoco, con la coperta sulle gambe e fuori, una fitta nevicata.

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Cose buone diĀ Marcello Striano. Iscriviti alla nostra pagina FacebookĀ L’Agenda News: clicca ā€œMi Piaceā€ e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno unaĀ notizia!

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