Cose buone: ad Almese il vitigno Baratuciat di Giuliano Bosio di MARCELLO STRIANO

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ALMESE – Per svolgere una descrizione e una degustazione di un vino bisognerebbe essere il più possibile oggettivi e non lasciarsi coinvolgere dal personale sentimento o piacere per alcuni di essi. Ma quando una persona, anche se tecnico, si trova davanti a sé, concentrate tutte nella stessa bottiglia le sue passioni, è difficile non lasciarsi andare. Il mio palato è molto ben predisposto per i vini passiti, mi appassionano i vini rari e la montagna è nel mio DNA. Davanti a me, nel bicchiere c’è “A Passeggio”, vino raro, passito, da uve Baratuciat, coltivato sui pendii ripidi che sovrastano Almese e che vedono il “Re di pietra”, il Monviso, tutti i giorni. Per cui le mie passioni sono tutte lì, in quel bicchiere al cui interno, per me, non c’è solo un vino. Quindi, ancora una volta, la Valle di Susa ci regala un tesoro enologico che aspetta di essere conosciuto per le sue meravigliose caratteristiche e particolarità.

L’AZIENDA DI BOSIO

L’azienda che lo produce è quella di Giuliano Bosio, che da subito ha creduto nelle potenzialità del vitigno Baratuciat impiantando moltissime viti diversi anni fa. In più varie sperimentazioni dell’Università di Torino non hanno fatto che confermare l’enorme qualità del vino prodotto. Ma è la versione passita qui descritta che lascia veramente spiazzati per la grande particolarità, personalità e unicità che rende questo vino uno dei più premiati della Valsusa. La visita all’azienda vale da sola il viaggio per godere del panorama e della tranquillità che si respira nel vigneto. Ma il clou si raggiunge quando, versato il vino nel bicchiere, si chiudono gli occhi e, nel silenzio, i nostri sensi cominciano a viaggiare lontano, sopra le grandi montagne piemontesi che regalano vini unici e irripetibili. Il vino si presenta di un limpido colore giallo ambrato, frutto dell’appassimento su graticci di paglia. Al naso sprigiona tutta la sua intensità e complessità aromatica: sentori di miele, fiori di acacia e ginestra, frutta candita, noci, nocciole, spezie e un tocco magico di sambuca.

L’AROMA

Se si ha la fortuna di assaggiarlo dopo uno, due anni dall’imbottigliamento, si noteranno anche note balsamiche ed eteree che ne completano la gamma aromatica. Al palato si presenta dolce, caldo incredibilmente morbido, ma la classica freschezza e sapidità dei vini di montagna non manca di sicuro. E’ un vino assolutamente equilibrato, persistente ed armonico adatto ad essere degustato in abbinamento a dolci secchi a base di frutta secca della tradizione piemontese. Ma l’abbinamento non è sempre necessario: in questo caso le qualità migliori di questo vino si possono esaltare quando lo si degusta da solo, senza altri cibi, chiudendo gli occhi, circondati dal silenzio della montagna. Chi vi scrive, in questo momento ha davanti a sé il panorama innevato delle montagne valsusine, il sottofondo del piano di Ludovico Einaudi e nel bicchiere “A Passeggio”. Vorrei che questo momento non finisse mai.

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Di Marcello Striano. Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!