SALBERTRAND – Come si contano i lupi? Scopriamolo seguendo una ordinaria giornata di ricerca sul campo di due guardiaparco dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie. Nellāautunno 2020, infatti, ha preso avvio il primo campionamento della specie lupo mai effettuato a livello nazionale. Sotto il coordinamento dellāIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha lāobiettivo di produrre una stima aggiornata della distribuzione e della consistenza del predatore in Italia. Basandosi su protocolli operativi omogenei studiati dagli esperti di ISPRA e da un pool di ricercatori universitari, entro marzo del 2021 i partner del progetto Life WolfAlps EU, di cui fanno parte anche le Aree Protette delle Alpi Cozie, saranno operativi.
LA GIORNATA
Il fine del progetto ĆØ raccogliere tracce e segni di presenza del lupo. Porteranno a stimarne il numero e la distribuzione per rendere più efficaci ed efficienti le azioni di convivenza tra il carnivoro e le attivitĆ umane, prevalentemente la pastorizia, che si svolgono nei territori in cui verranno individuati i branchi stabili. Ripercorriamo la giornata che dal suo esordio non promette bene. Durante la notte sono caduti 10 cm di neve fresca che coprono tutto. Ma, parafrasando Forrest Gump, il monitoraggio del lupo ĆØ un poā come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa aspettarti.
I DUE GUARDIAPARCO
Nonostante le condizioni meteorologiche poco propizie, i due guardiaparco delle Aree Protette delle Alpi Cozie, Elisa e Massimo, partono a piedi per percorrere il transetto che ĆØ stato assegnato loro oggi. Le azioni di monitoraggio prevedono infatti di perlustrare percorsi prestabiliti e geo-referenziati, i transetti appunto. Secondo un calendario fisso perchĆ©, nella stessa giornata, diversi itinerari di un territorio vengono coperti contemporaneamente. Questo per avere maggiore contezza sul numero di branchi e sulla loro composizione. Il lupo ĆØ infatti una specie molto mobile, che in breve tempo si sposta lungo ampie porzioni di montagna con il rischio di confondere chi ne segue le tracce. Se lāattivitĆ non viene svolta in maniera continuativa e meticolosa. Oggi, oltre a Elisa e Massimo, anche i Carabinieri Forestali saranno impegnati a ābattereā un transetto sul versante opposto della valle.
LA NEVE
La neve ĆØ solitamente un grande aiuto nellāindividuazione delle tracce. Infatti consente di vedere più facilmente le impronte al suolo e di seguire il percorso dei lupi alla ricerca della testimonianza più preziosa che lasciano alle loro spalle: gli escrementi, anche dette fatte. Quando raccolte tempestivamente, grazie alla tecnologia genetica, consentono di risalire ai singoli individui che le hanno, per lāappunto, fatte. Questa volta, però, i grandi fiocchi umidi caduti nella notte saranno un ostacolo, ma Elisa e Massimo giĆ sanno come rendere comunque proficua la giornata. Ieri, percorrendo un transetto attiguo a quello odierno, hanno individuato e seguito una pista che conduceva allāarea assegnata oggi. Si trattava quasi sicuramente di tre lupi che camminavano in fila indiana più uno che si muoveva con maggiore autonomia, allontanandosi e poi ricongiungendosi al percorso del branco. Probabilmente un giovane che si accinge ad andare in dispersione, cioĆØ a lasciare la famiglia di origine per migrare alla ricerca di un partner con cui costituire un nuovo nucleo.
LA FOTOTRAPPOLA
Lāobiettivo di oggi non ĆØ quindi seguire le tracce, ma andare a piazzare una fototrappola in un punto significativo, individuato durante le perlustrazioni precedenti. A piedi occorre percorrere il transetto, raggiungere le vecchie impronte di lupo e poi seguirle a ritroso lungo un versante particolarmente impervio che scende, attraverso alcune balze rocciose, fino al fiume che i lupi hanno guadato dopo aver attraversato la strada statale. Proprio qui, appena prima di abbassarsi sul corso dāacqua, un ripido canale di erba e neve che si incunea tra due pareti di roccia ĆØ stato percorso in salita dai lupi verso i boschi più in quota. Rappresenta un passaggio obbligato tra i due versanti della valle dove ĆØ opportuno installare una fototrappola. Giorno e notte, scatterĆ video e fotografie ogni volta che il suo sensore percepirĆ un movimento o un passaggio. Tra una decina di giorni, Elisa e Massimo torneranno per prelevare la scheda di memoria e controllare se avrĆ registrato testimonianze interessanti. In grado per esempio di confermare la composizione del branco, per il momento soltanto stimata a partire dalle orme.
LA TELEFONATA
Poi, improvvisamente arriva una telefonata. Nella valle a fianco, quella verso cui procedevano le impronte del branco, ĆØ stata osservata una carcassa di cervo a bordo strada. Sembra trattarsi di una predazione. A passo sostenuto si torna allāautovettura del Parco, poi ci si trasferisce nel punto dellāavvistamento. Si tratta proprio di un cervo maschio, probabilmente investito da un automezzo e sbalzato a lato della carrozzabile, ai piedi della massicciata della ferrovia che in quel punto corre parallela. Ć stato in parte ricoperto dalla neve caduta di notte, ma i lupi ne hanno sentito lāodore e sono arrivati per cibarsene. Le loro impronte sono fresche e inequivocabili: Elisa e Massimo non ci pensano due volte. Accendono il GPS e iniziano a seguirle a piedi. Le orme più evidenti sono quelle in allontanamento dal cervo, che si dividono in tre percorsi per poi ricongiungersi alcune centinaia di metri oltre. Lungo questo tratto si individua un frammento di osso, probabilmente lo sterno del cervo, e una cuccia nella neve, cioĆØ un avvallamento a forma ovale dove il lupo si ĆØ sdraiato per riposarsi.
LE ORME
Poi le orme si inoltrano in un tratto di bosco molto fitto e iniziano a seguire un andamento contorto. Elisa e Massimo capiscono che i lupi non sono distanti e camminano in questo modo per depistare chi li sta seguendo. Meglio lasciarli tranquilli per non costringerli a un eccessivo dispendio di energia. Proprio nella stagione invernale, quella più delicata per la sopravvivenza. Si torna alla strada per decidere cosa fare della carcassa di cervo. Lasciarla in quella posizione rappresenta un pericolo per i lupi poiché, nel caso tornassero a consumare il resto della carne, rischierebbero di essere investiti dal treno o dalle autovetture. Allo stesso tempo, la presenza di un branco di lupi a bordo strada sarebbe un rischio per la viabilità e per gli automobilisti.
LA CARCASSA DEL CERVO
A questo punto si può procedere in due modi. Il tecnico del Servizio Tutela Fauna e Flora della CittĆ Metropolitana di Torino suggerisce di rimuovere la carcassa e smaltirla come rifiuto speciale. Mentre i guardiaparco vorrebbero spostarla qualche centinaio di metri in un luogo più sicuro per poterle puntare una fototrappola. Con cui ācatturareā il branco nel caso dovesse tornare a cibarsi, risparmiando sul costo dello smaltimento. Anche i Carabinieri Forestali sono favorevoli allāutilizzo del cervo per scopi scientifici. Serve ancora il parere del veterinario della Asl To3. La carcassa lasciata nel bosco non rappresenta un rischio sanitario o di inquinamento del terreno circostante. Il cervo, quindi, potrĆ continuare ad essere fonte di alimentazione per i lupi che cosƬ non dovranno cacciare un altro animale e diventerĆ lāennesimo strumento utilizzato per cercare tracce del predatore schivo.
I LUPI
Finalmente per Elisa e Massimo viene il momento di tornare in ufficio presso la sede del Parco. Qui inizierĆ il lavoro di sistematizzazione dei dati raccolti nellāarco della giornata. Archiviando le osservazioni effettuate, catalogando reperti e scaricando immagini e tracce GPS si otterrĆ una griglia di dati. Verranno incrociati con i risultati delle analisi genetiche sulle fatte raccolte e sui tamponi effettuati in occasione delle predazioni. Resta infatti un giallo da dipanare: le tracce individuate il giorno prima sul transetto mostravano la probabile presenza di quattro lupi. Mentre le impronte intorno alla carcassa del cervo appartenevano soltanto a tre individui.
I DUE DETECTIVE
Nel frattempo, a breve distanza, un lupo ĆØ stato investito in autostrada. Era il giovane in dispersione dal branco oppure un individuo proveniente da un altro gruppo famigliare? Soltanto le analisi genetiche potranno dirlo, ma Elisa e Massimo non devono trascurare alcun elemento come dei veri e propri detective. In attesa di una nuova giornata tra le montagne, con le sorprese che il lupo e lāambiente naturale sapranno regalare. Ma con lāobiettivo di svolgere un fondamentale incarico scientifico finalizzato a ottenere una stima precisa sui numeri e sulla distribuzione territoriale dei branchi entro lāestate prossima. In modo da prevenire gli attacchi e difendere con efficacia le greggi durante la stagione della monticazione.
AttivitĆ di monitoraggio invernale 2020/2021: marcatura del territorio del lupo, predazione lupo su cervo, rilievo GPS durante monitoraggio (foto archivio Parchi Alpi Cozie di Simona Molino e Simone Bobbio).
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