L’asciugatura dei capelli rappresenta spesso il passaggio più ostico della routine di bellezza in termini di tempo, specialmente quando si ha a che fare con chiome folte o lunghezze importanti. La fretta, tuttavia, è nemica della salute del capello: l’uso sconsiderato delle alte temperature nel tentativo di accorciare i minuti di styling porta inevitabilmente alla disidratazione della struttura cheratinica, causando opacità e rottura delle punte.
Il metodo migliore per asciugare i capelli
Conciliare la rapidità di esecuzione con la salvaguardia del fusto non è impossibile; richiede però un cambio di metodo. Non si tratta di aumentare il calore, ma di ottimizzare ogni fase del processo, dall’eliminazione dell’acqua in eccesso fino all’uso sapiente del phon, trasformando l’asciugatura da semplice evaporazione forzata a tecnica di styling controllata. Inoltre, al giorno d’oggi è possibile scegliere dei phon per capelli tecnologicamente avanzati, come ad esempio quelli Rowenta, che consentono un’asciugatura rapida mantenendo la cura del capello.
La fase preliminare: rimozione meccanica dell’umidità
L’errore più comune che dilata i tempi di asciugatura è iniziare a lavorare su capelli ancora saturi d’acqua. Appena deterso, il capello è gonfio e le sue cuticole sono sollevate, rendendolo estremamente vulnerabile. Prima di accendere qualsiasi dispositivo elettrico, è imperativo intervenire meccanicamente con un asciugamano, preferibilmente in microfibra o in cotone a nido d’ape, materiali capaci di assorbire una quantità d’acqua elevata. La tecnica non deve prevedere sfregamenti vigorosi, che danneggerebbero la superficie del capello creando il temuto effetto crespo, bensì un tamponamento deciso e progressivo dalle radici alle punte. Rimuovere l’eccesso d’acqua dai capelli in questa fase significa ridurre drasticamente il lavoro che il phon dovrà svolgere successivamente, abbassando di conseguenza lo stress termico a cui la chioma sarà sottoposta.
Preparazione cosmetica e protezione
Una volta completata questa prima fase, la fibra va preparata. L’applicazione di un termoprotettore serve a creare una barriera che avvolge il capello e distribuisce il calore in modo uniforme, impedendo che questo penetri troppo aggressivamente nel midollo. Per chi ha esigenze di tempo stringenti, il mercato offre spray specifici “acceleratori di asciugatura”: questi prodotti, grazie a formulazioni volatili, riducono la tensione superficiale delle molecole d’acqua rimaste sul fusto, favorendone un’evaporazione molto più rapida senza inaridire la struttura.
La gestione del flusso d’aria e la direzionalità
Quando si passa all’asciugatura attiva, la chiave della velocità non risiede nella temperatura
massima, che rischia solo di “cuocere” l’acqua all’interno del capello, ma nella potenza del flusso d’aria. È preferibile impostare l’apparecchio su una velocità elevata e un calore medio. L’accessorio fondamentale in questa fase è il beccuccio concentratore: utilizzarlo permette di convogliare tutta la potenza in un punto preciso, evitando la dispersione di energia. Il movimento deve essere rigoroso: il getto d’aria va direzionato sempre dall’alto verso il basso, parallelamente alla lunghezza del capello. Questo approccio asseconda la naturale disposizione a tegola delle cuticole, aiutandole a chiudersi ermeticamente. Una cuticola chiusa non solo riflette meglio la luce rendendo il capello lucido, ma trattiene la giusta idratazione interna e permette all’acqua superficiale di scivolare via e asciugarsi più in fretta.
Ordine e fissaggio: la tecnica per sezioni
Lavorare a casaccio sull’intera massa di capelli è dispersivo e inefficiente. La strategia migliore è dividere la testa in sezioni, partendo dalla nuca e risalendo verso la sommità. Asciugare una ciocca alla volta garantisce che nessuna zona rimanga umida e permette di vedere progressi immediati, ottimizzando i movimenti. Infine, ogni sessione di asciugatura dovrebbe concludersi con il “colpo di freddo“. Abbassare repentinamente la temperatura dell’aria negli ultimi secondi serve a fissare la forma data alla chioma e ad arrestare l’evaporazione residua, sigillando il lavoro svolto e garantendo una tenuta più duratura della piega.






















