VALSUSA – In Valsusa cresce la tensione sul tema dell’inclusività e del diritto costituzionale alla frequenza dei centri estivi per i minori neurodivergenti. L’associazione “I Cuori Blu”, che fornisce supporto a circa 100 nuclei familiari sul territorio, denuncia pubblicamente la condotta di diverse amministrazioni comunali. Secondo il sodalizio, le istituzioni locali non starebbero garantendo le tutele minime necessarie, escludendo di fatto molti ragazzi dalle attività ricreative della stagione 2026. La vertenza è ufficialmente approdata in Quarta Commissione della Regione Piemonte, segnando un punto di rottura istituzionale senza precedenti.
Mancanza di educatori e minaccia di ricorso legale
Il nucleo della contestazione risiede nella carenza strutturale di figure educative specializzate e nella mancanza di coperture finanziarie idonee a garantire il servizio di assistenza specialistica. Le famiglie si trovano spesso dinanzi alla drammatica scelta tra farsi carico di costi insostenibili o rinunciare del tutto al servizio. I Cuori Blu avevano proposto di impiegare le medesime educatrici che affiancano gli alunni durante l’anno scolastico, ma l’iter si è arenato. L’associazione si dichiara ora pronta a presentare un ricorso d’urgenza al TAR per inadempimento da parte degli enti locali coinvolti.
Le disparità tra i Comuni e il rispetto delle leggi
Le situazioni territoriali appaiono fortemente frammentate: a Susa la copertura economica risulta parziale, in un comune si registrano liste d’attesa sature, mentre in un altro il servizio si interrompe completamente ad agosto. Al contrario, realtà virtuose riescono a garantire pienamente il supporto richiesto. L’associazione sottolinea come la normativa vigente in materia, a partire dalla nota Legge 104 e dalla Convenzione ONU del 2006, parli chiaro sui doveri degli enti locali, i quali dovrebbero finanziare i servizi essenziali anziché rischiare costose penali in sede giudiziaria.

































