IL CONSIGLIO COMUNALE DI SUSA SUL CANTIERE TAV A SAN GIULIANO
SUSA – Il Consiglio Comunale di Susa è stato aperto dal Sindaco con un intervento nel quale ha riportato alcune considerazioni sui fatti avvenuti la notte del 7 ottobre nella Frazione San Giuliano, utili a correggere informazioni errate circolate sui social nelle ore successive e nei giorni seguenti e fornire comunicazioni ufficiali a cittadini e residenti. “La notte del 7 ottobre è stata eseguita una ordinanza della Prefettura che aveva la finalità di consentire lo svolgimento in sicurezza delle procedure di esproprio del terreno confinante con la Statale e la banchina ferroviaria, suddiviso tra oltre 1000 proprietari, che sarebbero iniziate mercoledì 9 ottobre. L’intera operazione è stata eseguita dai funzionari della Questura e il Comune di Susa ha ricevuto l’ordinanza prefettizia solo il mattino del 7 ottobre. Risulta pertanto non corrispondente alla verità l’affermazione circolata sui social che il Sindaco o l’Amministrazione fossero stati informati nei giorni precedenti di quanto sarebbe avvenuto. Quello che era noto è che a partire dal giorno 9 ottobre i proprietari del terreno sarebbero stati convocati per una procedura di esclusivo carattere amministrativo, per notificare loro la procedura di esproprio. Consapevoli di questo e preoccupati per le possibili reazioni degli appartenenti al movimento No Tav, abbiamo chiesto più volte di incontrare rappresentanti della Questura per esporre le ragioni delle nostre preoccupazioni”.
IN PREFETTURA
“Venerdì 4 ottobre siamo stati convocati in Prefettura dove abbiamo potuto esprimere i timori legati all’eventuale occupazione di un terreno al momento non necessario alle attività di cantiere, all’eventuale necessità di doverlo presidiare con le forze dell’ordine, alle possibili conseguenze correlate all’impedimento della circolazione sulla strada statale, alle difficoltà di accesso per i residenti della frazione, per gli operatori della vicina casa di riposo San Giacomo, per i parenti degli ospiti e per le stesse persone ricoverate che avessero avuto necessità di spostarsi per visite o ricoveri. Durante l’incontro non vennero date informazioni su come sarebbero state gestite le operazioni di esproprio, neppure venne fatto alcun cenno all’Ordinanza che è stata ricevuta dal Comune solo la mattina del 7 ottobre. La notte del 7 ottobre abbiamo visto ripetere un copione già noto in altre località della Valle: prima la chiamata a raccolta dei manifestanti no tav per difendere il presidio, poi la presenza dei falò sulla strada statale e sullo svincolo autostradale, il lancio di razzi e bombe carta verso le forze dell’ordine e la loro reazione di disperdere i manifestanti con lacrimogeni che hanno coinvolto anche le vicine abitazioni. Sui giornali, nei telegiornali, nei video diffusi via social abbiamo assistito nuovamente a scene di guerriglia che hanno coinvolto non solo i manifestanti e le forze dell’ordine, anche i residenti della frazione, ai quali va la nostra piena e totale vicinanza e solidarietà“.
IL CANTIERE
“La mattina successiva e per l’intera giornata di lunedì 7 ottobre sono stati posizionati i jersey di cemento per bloccare la circolazione sulla Statale; i residenti e coloro che dovevano transitare hanno dovuto passare da Bussoleno e raggiungere Susa attraverso la strada. Non sono state disponibili altre informazioni per l’intera giornata in quanto la strada statale è stata occupata dai mezzi di cantiere per lo spostamento dei jersey di cemento e l’allestimento delle recinzioni“.
“Ci dissociamo totalmente, e abbiamo invitato anche i consiglieri di minoranza a farlo, dai comportamenti violenti che alcuni manifestanti no Tav hanno messo in atto e che solo fortunatamente non hanno procurato feriti. Questa forma di protesta non può essere in nessun modo assimilata al dissenso legittimo e democratico che è stato espresso con la marcia che si è svolta lunedì sera. Dobbiamo condannare fermamente ogni forma di violenza da parte di chi si oppone a un’opera che non è più in discussione, in quanto democraticamente approvata e sostenuta da governi di ogni colore politico sia italiano che francese e dall’Europa, arrivata alla fase esecutiva del progetto approvato nel 2015. Le forme di violenza attuate da una parte dei manifestanti no Tav impediscono, di fatto, la gestione delle fasi di cantiere perché diventano un problema di sicurezza e ordine pubblico che, come tale, viene gestito direttamente dai funzionari della Questura, senza possibilità di coinvolgimento del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale. Oltre a condannare ogni forma di violenza fisica, occorre prendere le distanze anche da quella verbale e dalle menzogne diffuse ad arte attraverso i social per creare un clima divisivo, di sfiducia e di odio nei confronti delle istituzioni. Inaccettabile usare come capro espiatorio chi amministra la città da pochi anni rispetto ad un progetto e a una situazione che va avanti da oltre vent’anni. Amministrazione che è stata vicina e sta accompagnando con senso di responsabilità e del dovere proprio le persone che vivono in quella zona e che più pesantemente subiranno le conseguenze dell’esproprio”.
































