ECONOMIA – L’acquisizione della rete Borello SupermercatiĀ da parte del gruppo lombardoĀ UnesĀ ha innescato una fase di profonda incertezza nel panorama della GDO piemontese. Lāannuncio ufficiale, arrivato a gennaio 2026 dal fondatore Fiorenzo Borello, prevede la cessione totale delle quote entro il mese di giugno, segnando la fine di un’era per lo storico marchio di Montaldo Torinese. Tra i circaĀ 800 dipendentiĀ e le sigle sindacali serpeggia una forte apprensione: il timore principale riguarda la tenuta dei livelli occupazionali e il mantenimento dell’identitĆ aziendale. Nonostante la soliditĆ finanziaria del gruppo, che vantaĀ 165 milioni di ricaviĀ e un utile netto di quattro milioni, il cambio di proprietĆ verso un player di grandi dimensioni solleva interrogativi sulle strategie di gestione future e sulla continuitĆ dei contratti in essere.
Addio alla territorialitĆ ? Il nuovo assetto della distribuzione
Dal 1985, il modello Borello si ĆØ distinto per una formula precisa:Ā prossimitĆ e piemontesitĆ , con 52 punti vendita caratterizzati da metrature agili (sotto i mille metri quadri) e una selezione rigorosa di prodotti locali. Questa “ricetta del territorio” rischia ora di essere diluita nelle dinamiche di scala del gruppo Unes. Un segnale tangibile della transizione ĆØ giĆ visibile nel cambio dellaĀ piattaforma logistica: la storica partnership con il gruppo Pam ĆØ stata interrotta per far spazio ai fornitori Unes, un’anticipazione operativa del passaggio di consegne definitivo. Per i lavoratori, questa mutazione della filiera non ĆØ solo un dettaglio tecnico, ma il presagio di una riorganizzazione strutturale che potrebbe cambiare radicalmente il volto di una delle realtĆ più amate del commercio torinese.
































