Almese: apertura con le visite guidate al Borgo medievale di San Mauro I tour avranno una durata di circa un'ora

ALMESE – Domenica 27 giugno ripartono le visite guidate al Borgo medievale di San Mauro di Almese. Organizzate dalla F.I.E. di Almese, le visite prevedono un tour alla scoperta dei segreti e della storia del borgo almesino e del monumento che osserva le nostre valli dal XI secolo: il Ricetto di San Mauro, simbolo di accoglienza del nostro territorio e sede di mostre artistiche e incontri culturali. Giorni di apertura tutte le ultime domeniche di ogni mese fino al 31 ottobre 2021. Orari, ore 14.30 (prima visita), ore 15.30-16.30-17.30 (ultima visita). Prenotazione obbligatoria al numero 338.2011184 – 333.7586214 o mail info@@fiepiemonte.it specificando data e orario desiderato. I tour avranno una durata di circa un’ora con un numero massimo di 6 visitatori per gruppo. Ulteriori visite per piccoli gruppi potranno essere effettuate su specifica richiesta compatibilmente con la disponibilità delle guide. Nel rispetto delle misure di prevenzione stabilite, i visitatori dovranno sempre indossare la mascherina.

LA STORIA

Il primo documento che attesta l’esistenza della località di San Mauro in Almese risale alla prima metà dell’XI secolo, quando il marchese di Torino Olderico Manfredi donò un terzo dei suoi possedimenti valsusini all’abbazia benedettina di San Giusto di Susa. La trasformazione da unità di organizzazione agricola e amministrativa del territorio tipica del periodo longobardo e dell’Alto Medioevo in borgo fortificato avvenne nell’ultimo ventennio del XIII secolo. In quest’epoca l’abate di San Giusto richiese e ottenne dal conte di Savoia la chiesa, situata su un affioramento roccioso poi rinforzato da un terrapieno. Cambiò destinazione d’uso, venendo adibita a magazzino per la conservazione delle derrate alimentari e sede del tribunale per l’amministrazione della giustizia. Il sito di San Mauro divenne così il punto di riferimento degli interessi dei monaci di San Giusto in questa porzione di valle e il luogo di residenza del castellano, che vi raccoglieva i prodotti derivanti dalla coltivazione delle campagne circostanti, parte dei quali dovuti all’abate come beni in natura o diritti di decima.

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