Al Museo Alessandri di Giaveno con una guida d’eccezione: Concetta Leto

A GIAVENO TRA MERAVIGLIA E STUPORE NELL’ARTE DI ALESSANDRI

GIAVENO – Giaveno e l’arte. La storia dell’arte a Giaveno parte dal Liberty, tranne poche tracce del prima. Il primo segno, grafico, ĆØ quello di Francesco Gonin e le sue illustrazioni per Manzoni, siamo a metĆ  Ottocento. E poi? Con un salto di più di cent’anni Giaveno vive un’occasione unica, forse irripetibile, di affacciarsi in primo piano nel mondo dell’arte, che non vuol dire solo pittura ma anche filosofia, storia, geografia e sicuramente economia. Giaveno ha nel suo Museo Alessandri una grande occasione futura e una grandissima presenza odierna. L’anima dell’esposizione ĆØ Concetta Leto, una laurea in lettere, una passione per l’arte e una conoscenza profonda, quasi intima, con il pittore Lorenzo Alessandri. Chi ha la volontĆ  di varcare la soglia di Via XX Settembre, sede dello spazio espositivo, deve sapere che non entrerĆ  solo in sale con esposte delle tele, ma farĆ  un viaggio, che non finisce certo uscendo, con un mondo, quello di Alessandri, che porta oltre che nella grafica anche nell’anima e nelle pulsioni emotive dell’artista. Il fascino del segno dell’artista stupisce per la meticolositĆ  e allo stesso tempo semplicitĆ , per la grande organizzazione cromatica e strutturale delle opere, per i continui rimandi e gli stacchi tra i vari periodi. L’esposizione giavenese trascina come in un viaggio che oltre il tempo segna le intenzioni di Alessandri, le sue esperienze, le sue frequentazioni, i suoi appassionati istinti e di getto le pause che scuotono più del movimento. In ogni lavoro c’ĆØ una storia, una ricerca, una passione, c’ĆØ insomma la vita, la sua, e quella del visitatore che s’interroga, scruta, comprende e si arrende per opere che vanno oltre.

IL MUSEO

Qual ĆØ dunque il messaggio di Alessandri? Cosa significa Futurismo e Surfanta? Come può un artista dello scorso secolo disegnare ed esprimere sentimenti e passioni cosƬ attuali e persino future? Ogni quadro per la stessa dichiarata volontĆ  dell’artista ĆØ una ricerca intima e preziosa anche religiosa tra cattolicesimo e buddismo, tra visione e realismo. CosƬ c’ĆØ un Gesù, lasciato solo, che s’interroga e una grande tempio buddista in un’opera mai finita. C’ĆØ la giovinezza e la vecchiaia, la guerra e la pace, il bello e il brutto in una continua rincorsa agli opposti, all’estremo come punto d’arrivo e partenza. Per una visita che inizia un percorso di conoscenza, che chissĆ  se terminerĆ  mai, con le opere di questo artista torinese, giavenese nella sua ultima parte di vita, bisogna avere la fortuna di essere accompagnati dalla professoressa Concetta Leto. Esperta d’arte, ĆØ curatrice ufficiale delle opere di Lorenzo Alessandri ma, oltre a questo titolo, importante e doveroso, ĆØ davvero il “Caronte” del viaggio tra un mondo, l’attualitĆ , e l’altro quello di Lorenzo Alessandri. Lei ĆØ l’unica che per passione, studio e ricerca conosce l’artista e la sua opera come nessuno.

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