RIVOLI – A Rivoli l’incontro con fra’ Beppe Giunti e la sua esperienza con i carcerati.
INCOTRO A RIVOLI AL CENTRO DON PUGLISI
L’associazione culturale RivoliAmo e il Comitato di quartiere Piazza Repubblica e Dintorni, nell’ambito della rassegna Stare Insieme, ha organizzano un incontro con frate Beppe Giunti per la presentazione dei suoi libri, per venerdƬ 21 aprile. Appuntamento alle 21Ā presso il centro di incontro Don Puglisi, Via Camandona. Verranno presentati due libri.Ā Padre Nostro che sei in galeraĀ di fra’ Beppe Giunti e fratelli briganti ā Edizioni Messaggero Padova e Donne che guardano in faccia di fra’ Beppe Giunti e Simona Segoloni Ruta – Edizioni Messaggero Padova.
CONOSCETE FRA’ BEPPE GIUNTI?
Giuseppe Giunti nasce a La Spezia nel 1948. Cresce a Genova e in famiglia respira fede e impegno sociale. Riceve la formazione francescana e sacerdotale ad Assisi, Brescia, Susa, Padova e infine a Roma, al Seraphicum dove conclude gli studi di teologia con una ricerca āsul campoā per il dottorato, nel quartiere Magliana. Svolge il servizio educativo nella scuola pubblica come docente di IRC, dalle Medie al Liceo classico, nella pastorale giovanile in parrocchia a Torino e ad Assisi. E’ formatore itinerante delle cooperative sociali Coompany& e Coompany2 presso il carcere San Michele di Alessandria, e accompagna da anni uomini in carcere che hanno deciso di fornire il loro contributo per la lotta al crimine organizzato.
I LIBRI
Padre Nostro che sei in galera, i carcerati commentano la preghiera di Gesù. E’ nato dalla condivisione con i carcerati della Casa di reclusione San Michele ad Alessandria. Emerge che la paternitĆ di Dio non impicca la persona al suo passato, per quanto devastato e devastante. Lui ama la persona in questo momento e ne sogna la rieducazione e la liberazione. Al di lĆ delle sbarre, in galera, la preghiera del Padre Nostro risuona più ricca, più dolorosa, forse più vera e incarnata nella nostra umanitĆ , perchĆ© tutti siamo fratelli e briganti. Donne che guardano in faccia:Ā il coraggio delle mogli dei detenuti.Ā Narra la vita quotidiana delle mogli, delle figlie, delle donne dei collaboratori di giustiziaĀ .Ā Queste vite ristrette spesso sono anche volute, decise da loro stesse, non solo subite. Per molti “infami”, come la camorra considera chi collabora con la giustizia, la decisione di “parlare” l’ha voluta “lei”, con determinazione. Queste donne si raccontano guardandoti in faccia, dritto negli occhi. Con lo sguardo di chi non vuole che anche i figli abbiano una vita sbagliata.
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