TORINO – Val Chiusella e Valsangone sono le due aree montane del Torinese con miglior tasso migratorio. Oltre il 50per mille, il doppio della montagna del Piemonte, che si attesa sul 26,4 per mille di tasso migratorio positivo, tra il 2019 e il 2023. Vanno bene Pinerolese e Valli di Lanzo-Alpi Graie con numeri ben maggiori a quelli della media della montagna regionale. Uncem ha presentato questi dati e tanti altri dati del “Rapporto Montagne Italia 2025” ieri sera al Museo nazionale della Montagna di Torino in una serata partecipata aperta dalla Direttrice del Museo Daniela Berta e dal Vicedirettore generale CAI Giacomo Benedetti. Presenti gli Assessori regionali Gian Luca Vignale e Marco Gallo, l’Assessore di Torino Francesco Tresso e il Vicesindaco della CittĆ Metropolitana Jacopo Suppo. Non crescono solo gli stranieri, dal 2019 al 2023, nelle zone montane. AumentanoĀ gli italiani. 100mila in più nelle zone montane Italia. Non distribuiti in modo uguale. E i numeri del Piemonte, ma anche del Torinese, sono migliori delle Alpi e degli Appennini nel loro complesso.
Il Rapporto Montagne Italia ĆØ realizzato da Uncem
Il Rapporto Montagne Italia ĆØ realizzato da Uncem nell’ambito del Progetto ITALIAE (per far crescere managerialitĆ e capacitĆ amministrativa tra Comuni delle valli) voluto dal Dipartimento Affari regionali e delle Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ć edito da Rubbettino ed esce dopo otto anni dall’ultimo Rapporto Uncem del 2017, oggi nel pieno delle analisi sullo “spopolamento” delle aree interne (Uncem chiede di tornare efficacemente a parlare e a scrivere ‘aree, zone, di montagna’, come scrive l’articolo 44 della Costituzione) e a pochi giorni dall’approvazione a Montecitorio del disegno di legge montagna del Governo, promosso dal Ministro Calderoli.
“Attenzione a non confondere saldo naturale, negativo a Torino, in Italia tutta, come in montagna, con il saldo migratorioĀ – evidenzia Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte – Noi abbiamo guardato nel Rapporto ai flussi. E con il lavoro fatto da Giampiero Lupatelli, da Luca Lo Bianco, da Fabio Renzi, facciamo una analisi che porta a mostrare 100mila nuovi ingressi nei territori montani italiani, con il Piemonte che ha un 26per mille molto interessante di saldo migratorio. Ribadisco cheĀ le politiche e la governance dei territori, oltre che l’assetto istituzionale, fanno la differenza. E cosƬ abbiamo percorsi vincenti fatti dalla Regione Piemonte che, oltre alleĀ 15 Green Community candidate da territori piemontesi sul bando nazionale del 2022, per quasi 180 Comuni, quattro finanziate con 25 milioni di PNRR, haĀ altre dieci Green Community di territorio finanziate con 23 milioni di euro proprio dalla Regione Piemonte. Questo ĆØ importantissimo per uscire da logiche campaniliste ed entrare nel NOI. Ć un modello nazionale. Il Rapporto lo mostra insieme a tanti dati economici e sociali“. Roberto Colombero sottolinea anche il valore della formazione, del capitale umano.Ā Obiettivo dell’Uncem Piemonte ĆØ arrivare a fare un ITS Montagna, esempio nazionale, che parta anche dall’importantissimo lavoro delle UniversitĆ italiane e piemontesi, descritto nel Rapporto, per e dalla montagna. Ad esempio con il Master Montagna, presentato ieri a Torino dal prof. Filippo Monge, che vede insieme UniversitĆ degli Studi, Corep, SAA. Un percorso vincente, giĆ frequentato da 120 studenti in quattro anni.
Ć l’Alta Val di Susa con la Via Lattea ad avere il miglior dato sull’occupazione
Secondo i dati del Rapporto,Ā ĆØ l’Alta Val di Susa con la via Lattea ad avere il miglior dato sull’occupazione, con il 43,7%, superiore dunque alla media della montagna italiana che si ferma al 38%. Tutte le aree omogenee territoriali che il Rapporto Uncem considera (non c’ĆØ volutamente una analisi di dati per singolo Comune, proprio per uscire da logiche campaniliste anche culturali), sono sopra la media nazionale. “Ultima” in classifica l’area dell’Unione montana Mombarone, con il 39,5% di occupazione. Proprio la Mombarone ĆØ la seconda area per concentrazione di imprese, dopo appunto all’Alta Val di Susa. Imprese giovani percentualmente in numero maggiore nelle Valli Orco e Soana. Dove sono maggiori ad altri contesti territoriali montani torinesi anche le imprese femminili. Sull’agricolturaĀ dati importanti di superficie agricola coltivabile (SAU) nelle Valli Orco e Soana e nelle Valli di Lanzo. Diminuisce invece la SAU del 50per cento dal 2010 al 2020 nell’area del Mombarone. Altissime, più del dato nazionale, leĀ superfici forestali, in continuo aumento. Dal 63% di territorio forestale della zona della Dora Baltea (eporediese ai confini con la Val d’Aosta), fino al 44,6% di superficie, fatto il totale, nella zona dell’Alta Val di Susa-Via Lattea. Siamo sopra ovunque al 38% dell’Italia, che ĆØ appunto un terzo bosco.
Il turismo e la ricchezza
SulĀ turismo, non sorprende, stacca tutti per posti letto l’Alta Val di Susa-Via Lattea. Molto più indietro ma buoni i numeri in Valle Chisone e Germanasca, dove le strutture stanno aumentando. Indietro la Valsangone che ha comunque il primato per le notti dormite in media, 3,8, contro le 1,8 della Valchiusella. SulĀ PILĀ e sulla “ricchezza”, tanti i dati del Rapporto Uncem. Alta Val di Susa-Via Lattea, con 38mila euro di pil procapite medio, stacca tutti. Doppia la Bassa Val di Susa, seconda area tracciata, con 18mila euro di PIL procapite. Sul reddito imponibile, 23 mila euro in Valsangone: miglior risultato.
“La montagna piemontese, torinese, ĆØ viva. Non ĆØ territorio dal quale fuggire. Si esce dalle aree urbane – evidenzia Marco Bussone – come il Rapporto sottolinea, per molti motivi. Ma uno ĆØ centrale. La CittĆ non ĆØ più motore di attrazione, non ha più l’ascensore sociale che ha avuto per molti decenni nel Novecento. Ora si cercano altri modelli di vita, nuovi servizi e opportunitĆ . Ci si sposta anche lungo le aste delle valli. Il Rapporto Uncem 2025, al quale seguirĆ una nuova edizione un secondo volume a breve, ci dice che molti dati nelle Alpi sono positivi, ma soprattutto apre interrogativi. Che colmeremo anche grazie a un premio per tesi di laurea. Le domande sono molte. Chi sono le persone che arrivano, quanti anni hanno, cosa cercano? Quali servizi dare? Se sono famiglie hanno bisogno di cose molto diverse rispetto a over65. Di certo, la montagna non ĆØ morta, non ĆØ territorio da quale scappare. Alcuni residenti più anziani possono anche essere rancorosi. Oppure possiamo avere percezioni distorte rispetto ai dati sociali ed economici. Di certo il Rapporto fa fotografie, interpreta dati, fa analisi.Ā Il 58% degli intervistati da Nando Pagnoncelli sul Rapporto vorrebbe andare a vivere in montagna. Dobbiamo esserne consapevoli. E lavorare con Stato e Regioni per rafforzare politiche e servizi. Uncem farĆ e fa oggi la sua parte. Non polemiche, non rivendicazioni, bensƬ Sindacato di territorio speriamo intelligente, smart, che fa proposte, che orienta le politiche. Non possono essere di Campanile e manco di Paese. Sono in chiave europea, con altri Paesi insieme a noi, e dobbiamo lavorarci intensamente con un asse di buona lobby tra Roma, Torino e Bruxelles“.
































