Una visita all’Abbazia di Novalesa, sulle tracce di Sant’Eldrado  di ANDREA CARNINO

Cappella Santi Eldrado e Nicola Novalesa

NOVALESA – Una visita all’Abbazia di Novalesa, sulle tracce di Sant’Eldrado. L’Abbazia di Novalesa, con i suoi quasi 1300 anni di storia, oggi come un tempo affascina e sorprende il visitatore. È posta al centro della Valle Cenischia, ai piedi del Monte Rocciamelone. La circonda uno straordinario anfiteatro naturale. L’intero complesso è costituito dalla Chiesa Abbaziale, dal Chiostro con i relativi annessi e da quattro cappelle sparse nel parco. Il monastero si sviluppa alla destra della chiesa, attorno ad un cortile centrale. Al suo interno si possono ammirare le due ali superstiti del chiostro cinquecentesco. Al loro incrocio si eleva il campanile. Risalente al XVIII secolo, è alto quasi 23 metri. Nel Chiostro, sul lato verso la chiesa, si può ammirare un affresco anteriore alla metà del XII secolo.

LA CHIESA

La Chiesa Abbaziale è dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea. È stata costruita tra il 1710 e il 1719 su progetto di Antonio Bertola. Ha sostituito la preesistente chiesa romanica dell’XI secolo. È in stile barocco con navata unica lunga 40 metri, quattro ampie cappelle laterali e un profondo presbiterio absidato. Sono sopravvissuti ai rifacimenti settecenteschi il lato esterno settentrionale e un affresco sulla parete sinistra dell’attuale coro. Risalente al XI secolo, rappresenta il martirio di Santo Stefano. Colpisce la somiglianza con gli affreschi di Sant’Orso ad Aosta. Degni di ammirazione sono l’organo a canne settecentesco e l’altare per la custodia eucaristica, opera del ‘600 genovese.

LA CAPPELLA DI SANTA MARIA

Sulla sinistra dell’antica strada che conduceva al convento troviamo la Cappella di Santa Maria. Risale al VIII secolo. È a navata unica con abside squadrato. Custodisce due affreschi quattrocenteschi.

LA CAPPELLA DI SAN MICHELE

Oltre il corpo principale dell’abbazia si trova la Cappella di San Michele. Risale ai secoli VIII-IX. E stata il primo luogo di culto micaelico nella zona. La Sacra di San Michele è stata infatti costruita a partire dal 983. È stata purtroppo adibita a stalla e deposito di attrezzi durante il periodo di soppressione dell’abbazia. Nonostante le alterne vicende, conserva ancora oggi tracce di affreschi medioevali. Sovrasta la parte del parco adibita a cimitero dei monaci.

LA CAPPELLA DI SAN SALVATORE

Non lontano vi è la Cappella di San Salvatore. Risale alla metà dell’XI secolo. Dopo la soppressione del 1855 è stata trasformata in abitazione privata del custode. Degli affreschi risalenti al XII secolo rimangono solo poche tracce. Il suo atrio nei secoli VIII-IX era la base di una torre. Abbassata all’altezza dei muri perimetrali nel XVII secolo.

LA CAPPELLA DEI SANTI ELDRADO E NICOLA

Il vero gioiello del complesso è la Cappella dedicati ai Santi Eldrado e Nicola. È decorata da uno splendido ciclo di affreschi risalenti alla fine dell’XI secolo. Sono di matrice bizantina e ricoprono l’intera superficie muraria. A finanziare la decorazione della cappella è stata Adelaide di Susa. L’altare è addossato all’abside. Ricopre un ossario che contiene diversi resti di santi, o creduti tali allora, ma oggi sconosciuti. Il catino absidale è dominato dal Cristo onnipotente con le due figure sottostanti di Eldrado, in veste da monaco, e di Nicola, in abiti vescovili. Eldrado è rappresentato in dimensioni inferiori a quelle di Nicola. L’artista, rimasto anonimo, in questo modo avrebbe voluto che diventasse famoso, ma non quanto il santo di Myra. Nella prima campata si ammirano scene della vita di San Nicola. Dalla leggenda che lo voleva ancora in fasce rifiutare il latte materno di venerdì, in ossequio all’astinenza imposta dalla Chiesa. All’episodio che lo vide intervenire in difesa di tre giovani cristiani minacciati da un aggressore pagano.

I SANTI

Molto significativo è quando Nicola aiuta un mercante caduto in miseria. Il commerciante non ha più denaro per la dote delle figlie. Progetta quindi di avviarle alla mala vita. Ma il santo di notte, dal camino, gli fa avere i soldi. Da qui trae origine il personaggio di Babbo Natale, che la notte del 24 dicembre consegna dal camino i regali ai bambini. La tradizione vuole che un crociato francese abbia lasciato una reliquia di Nicola. La campata successiva è invece occupata dalle storie di Sant’Eldrado. Vediamo il santo, ancora giovane, intento a gestire le proprietà di famiglia. Poi che indossa le vesti del pellegrino e successivamente che viene accolto a Novalesa. L’ultimo episodio riguarda la sua morte. Le spoglie di Eldrado non si trovano più qui. Sono oggi nella Chiesa Parrocchiale di Novalesa. Custodite in una cassa reliquiario in legno rivestita in lamina d’argento.

IL MUSEO DELL’ABBAZIA

Il visitatore, dopo essersi deliziato gli occhi con queste bellezze, prosegue il suo percorso al Museo dell’Abbazia. E ospitato nelle sale dell’antico refettorio dei monaci, decorate da affreschi romanici e nel portico prospettante sull’antico cortile dei novizi. È composto da tre esposizioni. La Mostra del Monachesimo presenta in modo chiaro e semplice la storia di questo fenomeno dalla sua nascita fino ai giorni nostri. Si possono ammirare le copie dell’atto di fondazione dell’abbazia e del Chronicon Novalicense. Oltre a ceramiche e vasellami, che testimoniano la vita quotidiana del monastero tra Basso Medioevo e Settecento.

IL MUSEO DEL LIBRO E IL MUSEO ARCHEOLOGICO

Il Museo del Libro rappresenta, attraverso immagini e materiali autentici, le diverse tipologie dei supporti scrittori. L’evoluzione della scrittura, le tecniche di incisione e stampa e le tecniche di restauro. Il Museo Archeologico espone i reperti emersi nel corso degli scavi che hanno interessato il complesso dal 1978 ad oggi. Si possono ammirare, raggruppati per fasce cronologiche, frammenti di colonne romane e di statue. Anche oggetti di uso quotidiano, come il pettine in osso di epoca longobarda. Facendo una tappa al negozio dell’abbazia, il visitatore può acquistare i prodotti realizzati nel complesso o dai monaci di altre comunità. Come vari tipi di miele, prodotti curativi e oggetti artistici in cera d’api.

IL PITTORESCO BORGO DI NOVALESA

Dopo aver ammirato le bellezze dell’Abbazia di Novalesa e ritemprato lo spirito grazie alla sacralità del luogo, è consigliato recarsi a Novalesa. Il turista ammira così il suo pittoresco abitato dalla tipica architettura alpina. Si sviluppa lungo la Via Maestra, parte della strada antica di Francia. Proprio qui si trova la Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano. Risalente al XVI secolo, racchiude dei veri e propri tesori d’arte.

Testo di Andrea Carnino

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