Un piano per contrastare i disturbi dell’alimentazione nei minori piemontesi Un fenomeno acuito dai lockdown imposti per contrastare la pandemia

Bambino cibo

TORINO – Un piano per contrastare i disturbi dell’alimentazione. Da Piemonteinforma, l’Agenzia quotidiana di informazione sulle attività della Giunta regionale. L’assessore regionale alle Politiche sociali Chiara Caucino lancia l’allarme sull’aumento dei casi di disturbo alimentare riscontrato nei minori piemontesi. Da marzo 2020 sono quadruplicate le chiamate al numero verde dedicato, ad oggi sono diagnosticati 1500 casi di anoressia e 5000 di bulimia.

IL SOSTEGNO PSICOLOGICO

Bisogna agire subito – afferma Caucino – Ho già messo in campo misure per favorire sostegno psicologico, investendo 520.000 euro. Nei prossimi mesi partirà un progetto di sostegno alla genitorialità ed ho in cantiere l’istituzione di un corso di formazione per genitori. Un corso in grado di offrire modelli educativi capaci di contrastare l’aumento di queste diagnosi. Compito della politica e della Regione è mettere in campo tutte le risorse possibili per frenare questo fenomeno acuito dai lockdown imposti per contrastare la pandemia. La vera cura passa soprattutto dalla restituzione delle socialità ai nostri figli, consentire loro di andare di nuovo in piazza, giocare con gli amici, confrontarsi, crescere con gli altri. E per questo mi batterò con tutte le mie forze“.

IN PUNTA DI CUORE

Occorre formare e informare, sostenendo la genitorialità e mettendo in campo tutte le misure adatte a prevenire queste patologie aiutando le famiglie. Ma soprattutto occorre restituire ai nostri figli quella socialità che le chiusure per Covid hanno loro negato, causando danni gravissimi“. Osserva l’assessore, che ha preso parte ad un’iniziativa di sensibilizzazione sul tema organizzata a Biella dall’associazione “In punta di cuore”.

I CASI

In merito ai disturbi dell’alimentazione ogni anno, in Piemonte, vengono diagnosticati 260 nuovi casi di anoressia e 450 di bulimia. Senza contare il cosiddetto “sommerso”, perché queste malattie si nascondono e spesso non vengono diagnosticate in tempo. Durante il lockdown si sono incrementati i casi di esordio della malattia. I disturbi iniziano in ragazzini sempre più piccoli, anche di 11 anni, e influiscono la mancanza degli amici, le tensioni famigliari, le privazioni.

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