Storia dei No Tav del 1992: la Lega Nord di Bossi dice No di MARIO BONTOSI CAVARGNA

bossiIrene Pivetti e Umberto Bossi

VALSUSA – Storia dei NoTav del 1992: si comincia a parlare di tracciati. A febbraio Habitat si costituisce in modo formale nella sala del cinema di Condove. Claudio Cancelli, professore del Politecnico di Torino, ne è eletto presidente. Nel frattempo, i funzionari delle Ferrovie del compartimento di Torino illustrano i motivi della scelta di costruire una nuova linea ad Alta Velocità. Poco dopo, filtrano le prime indiscrezioni sui tracciati. Quelli studiati dalla STEF su incarico della Regione e quelli studiati dalle Ferrovie italiane e francesi. Per coordinare l’azione di difesa di fronte agli imminenti pericoli i rappresentanti delle associazioni ambientaliste: Pro Natura, Legambiente ed Italia Nostra s’incontrano a Condove. Un documento denuncia i progetti in atto: autostrada, elettrodotto, dighe, l’Alta Velocità non è ancora ai primi posti.

IL PROGETTO

La situazione cambia rapidamente quando, il 30 maggio, viene annunciata la presentazione a Susa dello studio commissionato dalla SITAF e dalla Regione in un convegno organizzato dai Lyons. I promotori sanno già dove vogliono arrivare. Il tunnel di base è solo una delle cinque ipotesi di attraversamento della catena alpina. Le altre sono: una galleria tra S. Jean de Maurienne e Royeres, oppure tra La Praz e Royeres o tra la Praz e Susa. Oppure ancora il semplice raddoppio della galleria esistente con un nuovo tunnel parallelo. Da Susa a Venaria lo studio regionale allarga un ventaglio di sei ipotesi. L’annuncio risveglia l’urgenza del problema che viene affrontato come Habitat.  Viene stampato un opuscolo dal titolo: “Alta Velocità nel territorio della Val di Susa”. I suoi capitoli sono curati dai professori Claudio Cancelli e Franco Algostino, da Claudio Giorno, da Mario Cavargna e Angelo Tartaglia.

Angelo Tartaglia

Angelo Tartaglia

ACCORDO ITALO-FRANCESE

Il 14 ottobre, a Susa, c’è un nuovo convegno sulle stesse ipotesi di tracciato. Il presidente della Comunità Montana della Bassa Valle, Frigieri, interviene. “Come può la Regione venire a parlare di treno veloce quando non sono ancora state sanate le ferite inferte dall’autostrada“. La Regione, insieme al Comitato promotore per l’Alta Velocità Lione Trieste ed alle Ferrovie dello Stato, fa un altro convegno a Torino sullo stesso tema. Nella sala del Consiglio regionale, i relatori ignorano completamente quanto è stato presentato a Susa e presentano il tunnel di 54 chilometri a doppia canna come l’unica ipotesi per l’attraversamento delle Alpi. Lo scopo dichiarato è quello di spingere la decisione dei ministri nel prossimo vertice inter governativo di Parigi.

IL TUNNEL SARA’ FINITO NEL 1999

Anche il presidente del comitato promotore, Sergio Pininfarina dice. “Tra 5 anni i collegamenti tra Italia e Francia saranno saturi, la nuova linea è una scelta obbligata. Nel 1999 il tunnel sarà finito“. Gli fa da sponda Ercole Incalza, amministratore delegato della TAV spa italiana, che afferma perentoriamente. “Sull’asse Lione Torino Venezia è concentrato il 26% di tutto il traffico europeo”. I ministri dei Trasporti italiano e francese, che si incontrano a Parigi il 9 novembre e siglano il protocollo di intesa che dichiara prioritaria la Torino-Lione. Il progetto preliminare è atteso per i primi mesi del 1993 e l’apertura dei cantieri è prevista per il gennaio del 1994. Contro questa decisione Rifondazione Comunista, i Verdi  e la Lega Nord si dichiarano contrari.

Claudio Cancelli

Claudio Cancelli

IL LIBRO

Il testo è preso dal libro di Mario Cavargna Bontosi che ha gentilmente concesso la pubblicazione: NoTAV. Cronaca di una battaglia ambientale lunga oltre 25 anni. Vol. 1: 1990-2008. Edizioni Intra Moenia.

Libro NoTav

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