CONDOVE – Si chiude lo spartito dell’Unione Musicale Condovese per il maestro Gianluca Calonghi che andrà a dirigere la banda musicale e orchestra di fiati Città di Collegno. Sedici anni d’attività, che verranno ricordati per l’eccellente lavoro e l’insegnamento fin dai più piccoli suonatori in Valsusa.
La storia dell’UMC
Più di 170 anni, la prima data che certifica l’esistenza di una banda a Condove, è il 20 marzo del 1839. Poi ancora il 1842 e via via la documentazione prosegue con presenze e attività dal 1904, 1905 e il 1914. Nel 1919 ecco la fusione con tra la Filarmonica e la banda della Società Cooperativa Muiscale. Il primo maestro a regsitro fu Agostino Col, detto Giusepin, poi i maestri Crispini, Rege, Raimondo, De Martino, Giorda e Valente. Nel 1980 la bacchetta passò al maestro Gioachino Scomegna e l’UMC cominciò la strda del professionismo con concerti in tutta Europa e la consueta presenza in paese.
Il futuro
Calonghi lascia una società strutturata e forte di presenze e cultura musicale. Il gruppo dirigente si è preso qualche settimana per annunciare il suo successore. Le Officine Moncenisio, già Società Anonima Bauchiero, erano un’industria meccanica italiana, il cui stabilimento di produzione sorgeva in val di Susa. La società è nota per la costruzione di veicoli ferrotranviari ma risultò attiva in numerosi settori dell’industria manifatturiera per i trasporti. Fondata nel 1906 per iniziativa di Fortunato Bauchiero, l’azienda caratterizzò per decenni il panorama della città valususina fino al fallimento, avvenuto nel 1974. Parte degli stabilimenti furono in seguito riconvertiti alla produzione di acciai speciali. La produzione delle officine Moncenisio comprendeva veicoli ferrotranviari e componenti. Anche il settore stradale non era trascurato, con la fornitura di “carri per trasporti su strada”, e carrozzerie per autobus. Nel 1964 la Moncenisio era ormai diventata il più grande stabilimento metalmeccanico della Valle di Susa. Arrivando l’anno successivo a totalizzare mille dipendenti; il bilancio risultava ancora in perdita, ma l’azienda, in ripresa, aveva ottenuto commesse per macchinari da Romania, Polonia e Unione sovietica. In virtù delle quali venne ottenuto nel 1965 un finanziamento di 700 milioni di lire da parte dell’Istituto Mobiliare Italiano. Poi la metallurgia legata alla FIAT.
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