Solo sei comuni in Valsusa? Quella che oggi è solo un'idea di organizzazione domani potrebbe essere imposta dallo Stato Un sindaco ogni 10 mila abitanti il commento politico dei "super" sindaci

SUSA – Una volta era Provincia, parlo di Susa, ed era divisa in mandamenti. Vabbè bisogna tornare al 1858, non proprio dietro l’angolo. Poi le circoscrizioni su per giù una trentina d’anni dopo e infine i comuni. Anche su quelli c’è tutta un nascere, unirsi e morire e in alcuni resuscitare che rende la nostra valle come la trama di una soap opera; dove i protagonisti s’innamoro si lasciano, si ripigliano e si lasciano ancora e così all’infinito. I comuni soppressi? Siamo al periodo fascista, ecco ad esempio: Fenils, Beaulard, Vayes e Mocchie.

Dopo la guerra, intendo la seconda, tutto tornò come prima o quasi. I comuni grandi e piccoli riebbero i loro gonfaloni, i loro bilanci e sopratutto il personale. Oggi a parte i primi mancano le altre due proprietà cioè i soldi e i dipendenti. Come fare?

Vediamo quale potrebbe essere l’ipotesi più concreta da realizzare in Valsusa

Capoluogo Oulx (Oulx 3330, Bardonecchia 3100, Cesana 1000, Sauze Oulx 1000, Sestriere 920, Chiomonte 880, Salbertrand 580, Exilles 260, Sauze di Cesana 250, Claviere 230, ) abitanti 11.550.

Capoluogo Susa (Susa 6600, Meana 900, Venaus 1000, Mompantero 670, Gravere 600, Giaglione 600, Novalesa 560, Moncenisio 30) abitanti 10.960.

Capoluogo Bussoleno (Bussoleno 6000, Villar Focchiardo 2000, Borgone 2000, Chianocco 1600, Bruzolo 1500, San Giorio 1000, Mattie 680, San Didero 560) abitanti 15.340.

Capoluogo Sant’Ambrogio (S.Ambrogio 4850, S.Antonino 4300, Chiusa S.Michele 1660, Vaie 1400) abitanti 12.210.

Capoluogo Condove (Condove 4630, Caprie 2080, Villar Dora 2950, Almese 6430) abitanti 16.090.

Capoluogo Avigliana abitanti 12.470.

Cosa ne pensano i possibili super sindaci di una unione “di fatto” tra queste realtà, un esercizio politico tra campanilismo, economie e amor di paese.

Paolo De Marchis sindaco di Oulx che ha lavorato, e non poco, per dare centralità al paese come luogo di servizi. “L’ipotesi di un’unica Unione dei Comuni dell’Alta Valle è sicuramente un’idea affascinante e potrebbe essere considerato un ottimo “ritorno al passato”. Non ho mai nascosto la mia contrarietà al percorso delineato dalla L. R. 3 del 2014, più volte ho affermato che, pur nelle differenze, il nostro territorio montano dovrebbe avere una condivisa, unica e univoca logica di sviluppo. Le legislazioni nazionali e regionali, a partire dalla Del Rio, invece hanno fatto di tutto per dividere favorendo sensi di appartenenza locali, magari collegati a vecchie bandiere politiche, ma forse anche la classe politica locale non si è dimostrata abbastanza pronta e matura a cogliere quanto di buono c’era nelle riforme; la burocrazia poi ha fatto il resto. La Regione Piemonte, la sua Giunta, sta studiando  una modifica della legge 4 e l’indicazione politica sarà quella di lavorare per ambiti territoriali ottimali dove le nostre due Unioni saranno obbligate a lavorare e progettare insieme per ottenere ulteriori risorse. Non si sa ancora se questo percorso avrà vita facile in Consiglio Regionale, ma sicuramente si dovrà concludere entro il 2018 visto l’imminente chiusura della legislatura. Dopodichè Oulx è e resta il più grande centro di servizi per l’alta valle con il suo polo scolastico, le stazioni ferroviarie, le uscite autostradali e le strade internazionali per l’accesso alla Francia, il presidio sanitario. Non è questione di essere capoluogo o meno, quanto di voler bene tutti a Oulx e far di tutto perchè quanto presente possa essere implementato e migliorato con qualità. Voler bene a Oulx è un vantaggio per tutte le comunità locali perchè noi abbiamo una visione aperta di come si può sviluppare un  territorio”.

Sandro Plano, sindaco di Susa: “Nel disegno di riorganizzazione delle Comunità montane, alcuni anni fa, si era ipotizzata una suddivisione della Valle in Distretti/Fusione di Comuni di circa 10 mila abitanti con Statuti concordati in modo da garantire la rappresentanza e i capitoli di bilancio per le necessità delle varie realtà. Attualmente sono previsti forti incentivi e deroghe al patto di stabilità per chi si aggrega. Il Governo sta facendo e probabilmente farà ancora pressing su questo tema. La carenza di personale, i limiti di bilancio e la riduzione dei trasferimenti statali, ci pone in seria difficoltà a mantenere anche servizi essenziali. Per queste ragioni sono disposto a confrontarmi con i colleghi dei Comuni che hai citato al fine di esaminare le varie possibilità”.

Dario Fracchia, sindaco di Sant’Ambrogio: “Sono assolutamente favorevole ad approfondire questa opportunità che però avrebbe un senso a due condizioni: il mantenimento dell’identità di ognuna delle quattro comunità nome compreso e la effettiva possibilità di aumentare il personale. A Sant’Ambrogio siamo decisamente sotto organico e senza una possibilità di rimpolpare il personale il nostro apporto ad una ipotetica Unione di questi comuni sarebbe veramente insufficiente. Il tema è in ogni caso interessante e merita tutti le attenzioni e valutazioni del caso“.

Jacopo Suppo, vice sindaco di Condove e da sempre fautore delle unificazioni. “Sicuramente quella delle fusioni tra comuni è una possibilità da prendere in seria considerazione, soprattutto in una regione come il Piemonte dove i numeri parlano chiaro. Su 8 mila comuni circa in Italia, oltre 1.200 sono in Piemonte. Siamo la sesta regione come popolazione ma la seconda come estensione territoriale e come numero di Comuni. Questo ci deve far pensare che le fusioni in molti casi sono necessarie ma devono essere fatte con cognizione, evitando di impiccare la discussione sul numero di abitanti.

La legge infatti suggerisce di aggregare comuni per formare nuovi enti da almeno 10 mila abitanti, ma le fusioni che sono state fatte fino ad oggi riguardano realtà molto più piccole, inferiori ai 5 mila abitanti. Questo perché si deve tenere conto del territorio che si deve amministrare e delle opere che questo necessita. Faccio un esempio pratico. Condove ha 2 mila abitanti in meno di Susa, ma ha un’estensione di sette volte superiore. Un territorio montano, poco popolato, che ha bisogno di manutenzione, di controllo, di investimenti. E come facciamo a prenderci cura di strade, mulattiere, torrenti, appezzamenti e boschi, con le risorse che abbiamo? A Condove abbiamo la fortuna di avere dei consorzi montani attivi e presenti, che si danno un gran da fare e che, ma non possiamo affidarci esclusivamente alle poche risorse che abbiamo a bilancio, ai fondi ATO, fondamentali ma non infiniti, e al buon cuore e alla volontà di chi vive o frequenta la montagna. Non è risolutivo e neanche giusto.

Faccio un altro esempio. Le scuole dei nostri paesi, quando va bene, hanno almeno 40 anni. In questi anni, per fortuna, abbiamo avuto la possibilità di accedere a bandi e a finanziamenti, e ogni comune si è messo di buona lena a cercare i soldi in bilancio per finanziare i progetti, concorrere ai bandi, sperare di prendere qualche soldo e poi, con le poche persone che ormai ci sono negli uffici, seguire che i lavori fossero fatti a modo. Con le risorse che vengono date ai comuni che si fondono si potrebbe pensare alla costruzione di poli scolastici completamente nuovi, adatti alle esigenze dei giorni nostri, dove i ragazzi possano andare a scuola ma anche svolgere attività sportive. Luoghi polifunzionali, aperti tutto l’anno, alleggerendo le famiglie che diventano matte tra pre-scuola, dopo scuola, centri estivi, ecc, ecc. Detta così sembra facile, ma mi rendo benissimo conto che un cambiamento così importante porta con sé delle grosse difficoltà iniziali. Ma qui un pezzo di responsabilità è anche di noi amministratori. La strada che lo Stato ha intrapreso è chiara. Far diventare le Unioni dei Comuni (almeno sulla carta) enti di progettazione e di sviluppo e fondere i comuni piccoli o piccolissimi per creare enti un pò più grandi, più strutturati, in grado di dare servizi più efficienti e di maggior qualità. Oggi siamo appesi ai capitoli di 100 euro per la spesa corrente e quello che possiamo stanziare per investimenti deriva quasi esclusivamente da oneri di urbanizzazione o dalla tassazione locale, che è bloccata da quattro anni. Oggi le fusioni possono essere fatte con notevoli vantaggi economici per gli enti (e di conseguenza con i cittadini), un domani è possibile che queste agevolazioni spariscano e arrivi la mail da Roma che obbliga fusioni, magari anche innaturali o poco funzionali. Sta a noi fare delle proposte, spiegare ai cittadini i benefici, prenderci il rischio di percorrere una strada nuova, inesplorata, ma che può dare una svolta ai nostri territori e alle nostre comunità. Senza farci spaventare dai cambiamenti, che ci sono sempre stati, sempre ci saranno e che devono essere affrontati e governati, non subiti”.