Racconti della Val Sangone: quando si usava la trebbiatrice a mano di MICHELE REGE

GIAVENO – Racconti della Val Sangone: quando si usava la trebbiatrice a mano. Un racconto di strumenti agricoli usati subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Mesi nei quali la spagnola, la grande influenza, fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo. La prima delle pandemia del XX secolo che riporta all’attualità del Cronavirus. Arrivò a infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo. Provocando il decesso di 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa 2 miliardi. La mortalità totale le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell’umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera. In Val Sangone esistevano anche qui delle piccole trebbiatrici, machine da bate. Durante il periodo autarchico il governo ne promosse l’acquisto, ma erano macchine a manovella, la sivignöla. Avevano bisogno di almeno quattro uomini forti per il trasporto e il funzionamento.

IL RICORDO

Ernesto di “sand’ Alet”, ricorda il racconto dei vecchi. “In questa borgata, l’epidemia di spagnola dopo la Prima Guerra, decimò gli abitanti. Nella famiglia di Lice composta da due fratelli sposati, uno con due e l’altro con tre figli. Lice perse la moglie, il fratello, la cognata e un nipote. Restò da solo con quattro bambini. Quell’anno si mise a trebbiare alla moda vecchia fin che mio padre lo aiutò a mettere in funzione la macchina. Per un po’ di anni si tribulò così. Due adulti a far girare, la mia mamma ad alimentare. E i bambini a togliere la paglia. Poi crebbero i giovani e allora sì che la macchina ronfava come si deve”. Forse anche per queste difficoltà, che da tante parti, fino agli anni ’50, quando iniziò lo spopolamento. Si continuò a lavorare con il metodo tradizionale: la mietitura con la falce messoria.

IL LIBRO

Racconti e ricordi della Val Sangone di Michele Rege. Edizioni Echos Edizioni.