SUSA – La mostra in occasione delle ATP Finals di Torino 2025, organizzata dalla Pro Loco di Susa aps e patrocinata dalla Città di Susa, inaugurata ufficialmente venerdì 7 novembre con l’introduzione di Salvatore Sabato per la Pro loco e la presentazione di Sofia Pecchenino dell’Ufficio del Turismo di Susa, costituisce un’opportunità per ripercorrere l’evoluzione della produzione di racchette da tennis. Inizialmente realizzate in legno, per garantire una costruzione robusta; con l’avvento di nuovi materiali, come l’alluminio e la fibra di vetro, le racchette divennero più leggere e maneggevoli. La vera rivoluzione, tuttavia, arrivò con l’introduzione della fibra di carbonio, che combinava leggerezza e resistenza, migliorando notevolmente le prestazione dei giocatori. Il collezionista Giorgio Pelissero, protagonista dell’esposizione segusina, con un centinaio di pezzi selezionati tra i trecento della sua raccolta, racconta la genesi del progetto e i dettagli che lo hanno portato ad assemblare l’incredibile collezione: un viaggio affascinante che riflette il progresso tecnologico e l’innovazione nel mondo dello sport. L’esposizione allestita all’Ufficio del Turismo a Susa, che ha già riscosso grande successo di pubblico, sarà visitabile con ingresso gratuito fino al 30 novembre negli orari di apertura dal martedì alla domenica dalle 9,30 alle 12,30.
La mostra “Racchette d’Epoca: dal Legno alla Fibra di Carbonio”
Nel 1874 vennero realizzate le prime vere racchette da tennis in legno e intorno al 1900 il piatto corde diventò definitivamente ovale. Dai primi del 1900, per circa settant’anni, il legno dominò, risultando praticamente l’unico materiale con cui si costruivano le racchette. Le ultime di legno pesavano mediamente intorno ai 400 grammi, avevano la superficie dell’ovale di circa 440 centimetri quadrati (quelle attuali pesano 295/330 gr. e misurano 630/645 cm2, ovvero 97/100 pollici). Dagli anni Cinquanta agli anni Settanta furono Maxima Torneo e Dunlop Maxply le racchette più vendute. La prima vera alternativa al legno fu il metallo, secondo un’idea di René Lacoste che nel 1965 realizzò un attrezzo in grado di garantire un peso più contenuto e una distribuzione delle masse più omogenea; il metallo preferito fu l’alluminio perché offriva ottime garanzie di leggerezza. In Italia nel 1980 la ALTO con sede a Beinasco iniziò a produrre racchette in alluminio (Alto Turbo) e l’ing. Altissimo nella sua abitazione a Villafranca creò un laboratorio all’avanguardia dove effettuava esperimenti.
Il tennis
La Federazione Tennis, però, dichiarò fuori norma due tipi di incordature messe in commercio in quel periodo. La prima, soprannominata “spaghetto”, inventata da Wernern Fischer, un ingegnere-contadino con l’ossessione del tennis, fu provata da molti; fra questi Nastase, dopo aver preso posizione contro, la adottò a Aix en Provence e batté VILAS, che non perdeva da 53 partite: questi si ritirò furioso dicendo di aver perso contro una racchetta, non contro un giocatore. L’altra dichiarata fuori norma fu quella a doppia corda montata dalla BLACKBURNE. Il cambiamento radicale avvenne però alla fine degli anni Sessanta per merito di Howard Head, che, dopo aver applicato con successo le sue scoperte alla costruzione degli sci, decise che anche le racchette si potevano costruire alternando strati di legno a strati dí resine sintetiche. La strada era ormai battuta e fu tutto un succedersi di materiali: fibra di vetro, carbonio, kevlar, boron e ceramica consentirono la costruzione dí telai più leggeri, maneggevoli e precisi. Si arrivò nel 1978 alla prima racchetta realizzata interamente in grafite: la Pro Kennex flack Ace.

































