Polizia Locale e Carabinieri per fermare la bagarre in Consiglio Comunale che dice no alle video riprese Dure le reazioni della minoranza alla scelta dell’amministrazione di bloccare le video riprese dei giornalisti

GIAVENO – Un Consiglio Comunale a singhiozzo che non rende certo onore alla città. Prima una falsa partenza con la riunione che viene interrotta dopo la conta dei presenti per discutere su una richiesta giunta all’ultimo minuto da parte di una giornalista di poter riprendere la seduta.  Dopo trenta minuti la ripresa con le comunicazioni e una presidente del consiglio, la PD Vilma Beccaria impassibile dirigere i lavori. La maggioranza si dichiara contraria e giustifica la posizione appoggiandosi al regolamento, che, se cambiato non li vedrebbe a favore ma ora contro. Tuonano invece dall’opposizione prima Stefano Tizzani, poi, Alessandro Cappuccio che le riprese devono essere consentite per un principio di trasparenza e diritto di cronaca.

Tempo cinque minuti e una donna, presumibilmente colei che ha fatto al richiesta di poter filmare il Consiglio Comunale,  sfodera un cellulare e comincia le riprese. Imbarazzo. La Beccaria chiede al Segretario Comunale d’intervenire ma egli pone un diniego non essendo evidentemente nelle sue facoltà, e volontà, l’intervenire. Poi  la Beccaria si appella all’opposizione che non risponde e infine cerca una sponda tra i banchi della maggioranza dove un consigliere si domanda se alla luce di quanto appena deciso sia giusto che dal pubblico si riprenda la seduta.

Il Consiglio sospeso dalla Beccaria

La Beccaria così sospende, o meglio, risospende il Consiglio Comunale mentre il sindaco Carlo Giacone, con il suo cellulare, filma la donna che non potrebbe, secondo il regolamento, riprendere lui. Altri nel pubblico fotografo e video riprendono gli uni e gli altri, in pratica la sala di Palazzo Asteggiano diventa un surreale set televisivo con protagonisti, comparse e in ultimo la forza pubblica. Due agenti della Polizia Locale e due Carabinieri della Stazione di Giaveno cercano di dipanare una matassa che più passavano i minuti più s’ingarbugliava.

I commenti sull’accaduto non sono certo mancati. Chi ha una visione  chiara è Daniela Ruffino: “Dopo gli esempi di inefficienza amministrativa su quali la maggioranza ci ha abituati, o forse proprio per tenerli nascosti, ora il presidente del consiglio Beccaria ritiene che le sedute non possano essere riprese dalle telecamere dei giornalisti. Atteggiamento da ex Unione Sovietica che farebbe inorridire il ben più illustre omonimo Cesare Beccaria, il quale dell’approccio liberale e illuminato alla società faceva la sua bandiera“.

La deputata conclude: “Una magra giustificazione da parte del capogruppo di maggioranza Carbone affermare che intanto i giornalisti dispongono delle registrazioni delle sedute: un conto è vivere in presa diretta quanto avviene in aula, scegliendo cosa, come e chi riprendere, un altro è ridursi a stenografare una registrazione. Mi pare lesivo del diritto di cronaca e della dignità dei giornalisti e degli operatori di ripresa. Da questa maggioranza ne abbiamo viste di tutti i colori, ma arrivare addirittura alla censura è un fatto di inaudita gravità. Chiederemo che il presidente del consiglio ritorni sui propri passi nel rispetto dei cittadini che hanno il diritto di essere informati”.