Politica in Valsusa. C’è incertezza in alta Valsusa, le considerazioni della Lega Susa Rocciamelone "Se non parte la stagione molte attività non riapriranno più per sempre"

VALSUSA – Le aree montane sono state meno vessate dal virus e tuttora, nella seconda ondata, il numero dei casi è limitato, ma quando si vive di turismo il virus potrebbe arrivare da fuori e bisogna garantire la sicurezza di ospiti e residenti. Esiste un concreto problema di gestione della stagione invernale. Una riflessione arriva dalla Sezione della Lega Susa Rocciamelone. “In primo luogo bisogna assicurare quotidianamente la sanificazione di migliaia di attrezzature, postazioni e locali con costi altissimi a fronte di una certa diminuzione delle presenze. L’alta Valle non è solo ViaLattea, ma anche centinaia di piccoli e medi imprenditori che devono investire in una stagione senza alcuna certezza di durata. E’ un po’ come se una grande azienda in città partisse al 1 gennaio mettendo a bilancio costi per 12 mesi ma lasciando vuote le voci entrate per almeno 9 mesi. Una specie di grande roulette dove, se sei fortunato, potrai fare meno dell’anno precedente, se non lo sei, perderai tutto. Se non parte la stagione molte attività non riapriranno più per sempre“.

IN ALTA VALLE

Anche in alta Valsusa la stagione invernale è quella trainante economicamente. I dati degli anni precedenti all’emergenza sanitaria parlavano per la sola ViaLattea di una media stagionale di 12 milioni di passaggi agli impianti. In alta valle possiamo ragionevolmente stimare che nelle strutture ricettive gravitino oltre 500 mila turisti e 150 mila villeggianti nelle seconde case.

8 MILA PARTITE IVA

Spiegano dalla Lega. “E sono minimo 8000 le partite iva coinvolte nel sistema. Parliamo di maestri di sci (piu di 1000), impiegati, cassieri, lavoratori delle strutture ricettive, commessi e tutto quello che permette alla grande macchina della stagione invernale di funzionare. E l’aspetto piu critico è che molte di questi lavoratori appartengono allo stesso nucleo familiare e il lavoro stagionale rappresenta l’unica entrata per la famiglia. Un’ apertura parziale (ipotizzando il famoso “liberi tutti”delle vacanze di Natale) ma anche solo una stagione piu breve, non permetterebbe a questi lavoratori (molti dei quali sono stati esclusi dai “ristori” della primavera scorsa e hanno perso il lavoro in quella estiva) di raggiungere il minimo dei giorni lavorati per ottenere la Naspi. Dove potrebbero poi essere eventualmente “ricollocati lavorativamente” all’ultimo momento professionisti del turismo?“.

IL SETTORE

Infine, se la stagione non dovesse proprio partire, come sarebbe possibile identificare le centinaia di lavoratori che non sono stati assunti come “lavoratori del settore” e dare loro conseguentemente i ristori? Il rischio è che risultino semplicemente dei disoccupati e che non possano come tali percepire alcun beneficio. Dall’altra parte ci sono gli imprenditori, i negozianti, gli albergatori che devono decidere se assumere, investire, acquistare merci. Ben sapendo che, anche se tutto restasse sempre aperto, il numerico delle presenze, vuoi per l’incertezza economica, vuoi per le difficoltà di spostamento (non è detto che se il Piemonte a gennaio sarà in zona gialla, altre regioni, residenza di proprietari di seconde case e turisti,  saranno nella stessa situazione) sarà certamente ridotto. Difficile quindi anche la gestione degli acquisti e l’assunzione del personale. Una specie di limbo dove migliaia di persone stazionano in attesa di una chiamata. Tante domande, poche risposte, troppa incertezza. Il tempo sta scadendo. Si aprirà forse già con 10-15 giorni di ritardo. Forse“.

lega

RESTA AGGIORNATO SU TUTTE LE NOSTRE NOTIZIE! COME?

Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!