No Tav, oggi la marcia popolare: la Valsusa torna a sfilare tra mobilitazione e divisioni politiche

AVIGLIANA – La Valsusa torna a farsi sentire, oggi ĆØ il giorno della grande marcia popolare No Tav, un appuntamento che assume un valore simbolico e politico fortissimo, arrivando a pochi mesi dai violenti scontri e dalla guerriglia registrati alla fine di luglio nei pressi dei cantieri. La valle riapre i ranghi per manifestare contro la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocitĆ , ma lo fa in un clima segnato da tensioni non solo sul fronte dell’ordine pubblico, ma anche all’interno dello schieramento politico. Molte le amministrazioni comunali, a partire da Susa, che non hanno partecipato. Il corteo popolare ĆØ partito da Sant’Ambrogio di Torino, snodandosi lungo le strade della valle per concludersi ad Avigliana. Da registrare una partecipazione massiccia, non solo da parte dei residenti storici della Valsusa, ma anche di attivisti provenienti di Torino, centri sociali e realtĆ  vicine al movimento.

La mobilitazione No Tav in Valsusa

L’obiettivo dichiarato dai manifestanti ĆØ duplice: ribadire il rifiuto radicale l’opera ferroviaria, ritenuta devastante per l’ambiente e insostenibile dal punto di vista economico, e rispondere politicamente alle recenti vicende giudiziarie e al clima di repressione seguito ai disordini estivi. La marcia pacifica ma determinata, ĆØ un segnale chiaro di opposizione. A fare da sfondo alla giornata di mobilitazione c’è però una profonda frattura politica. Se da un lato i comitati locali, e alcune amministrazioni, mantengono una linea di intransigenza totale contro il Tav, dall’altro il mondo politico e istituzionale progressista e di sinistra appare fortemente diviso sulla partecipazione ufficiale e sulla condanna delle frange più estreme. Le polemiche divampano in particolare sulle modalitĆ  della protesta: da un lato c’ĆØ chi rivendica il diritto alla resistenza popolare senza se e senza ma, dall’altro chi teme che la vicinanza con episodi di guerriglia urbana possa delegittimare le ragioni storiche e pacifiche del movimento. Questa spaccatura rischia di isolare politicamente la protesta, lasciando i comitati a contare soprattutto sulle proprie forze e sulla mobilitazione di base.

 

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