VALSUSA –Ā A quattordici anni di distanza dalle accese proteste contro l’avvio del cantiere dell’Alta VelocitĆ Torino-Lione e i conseguenti scontri con le forze dell’ordine, il movimento No Tav si trova nuovamente di fronte a una sfida significativa. Circa 50 militanti coinvolti nel cosiddolo “maxi-processo”, conclusosi tra il 2023 e il 2025, hanno iniziato a ricevere cartelle di pagamento dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Queste richieste, che variano da centinaia a migliaia di euro, riguardano spese processuali e ammende stabilite dai giudici, mettendo a dura prova le risorse economiche di chi ha partecipato alle mobilitazioni del 2011. La vicenda evidenzia la lunga coda giudiziaria di uno dei movimenti di protesta più longevi e determinati d’Italia, riaccendendo il dibattito sulle implicazioni economiche e legali per i cittadini che si oppongono a grandi opere infrastrutturali.
Cartelle di pagamento ai No TAV
Per far fronte a queste ingenti richieste economiche, il movimento della Valsusa ha prontamente lanciato una raccolta fondi sotto lo slogan “Si parte e si torna insieme”. L’appello mira a dimostrare solidarietĆ e vicinanza a coloro che, in quei giorni storici, “scelsero la parte giusta dalla quale stare”, difendendo il territorio e un futuro libero dallo sfruttamento. Il maxi-processo, che ha coinvolto 53 imputati e ha avuto una durata di otto anni attraverso tutti i gradi di giudizio, ĆØ sempre stato percepito dal movimento come un’operazione politica volta a indebolire la loro resistenza. Spiegano i No TAV: “Nonostante la caduta sostanziale dell’impianto accusatorio iniziale, le pene definitive e le attuali richieste pecuniarie rappresentano un nuovo capitolo nella complessa storia del conflitto No Tav, sottolineando l’importanza del sostegno collettivo per affrontare le conseguenze legali e finanziarie di una lotta popolare“.
































