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Moncenisio, verranno abbattuti i ruderi del piccolo borgo della Gran Croce Il piccolo borgo è situato sotto l’enorme diga

di MAURO MINOLA

MONCENISO – Tra pochi giorni, sul Moncenisio, il villaggio della Gran Croce sparirà per sempre, con l’eccezione della cappella. I ruderi delle vecchie abitazioni, in gran parte crollate e pericolanti, saranno rimossi dalle ruspe francesi. La Gran Croce è stata la prima vittima delle trasformazioni ambientali subite dallo storico valico. Il piccolo borgo, situato proprio sotto l’enorme diga, ha sofferto per più di trent’anni, come i pascoli circostanti, delle conseguenze derivanti dal grande cantiere che negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo portò alla realizzazione dello sbarramento EDF. Situato sulle rive della Cenischia, la Gran Croce è una delle rare testimonianze di quella catena di posti-tappa che accoglievano i viandanti in ogni stagione.

UN BORGO NELLA DIGA

Il viaggiatore vi giungeva dopo aver affrontato uno dei tratti più difficili dell’intero percorso tra Novalesa e il colle. L’antica strada reale realizzata dai sovrani sabaudi, prima che fosse realizzata la rotabile napoleonica, non aveva lo stesso percorso dell’attuale: proveniva infatti dal borgo di Ferrera (attuale sede del comune di Moncenisio) e risaliva il versante destro della valle Cenischia sino alla località di Pietra Stretta, per entrare nella vasta piana di San Nicolao. Qui il povero viaggiatore prendeva un po’ di respiro. Al fondo del piano iniziava l’erta salita delle Scale, l’imponente bastionata rocciosa che conclude il margine inferiore dell’ampio altopiano del Moncenisio. Era una salita difficile e pericolosa, specie nella stagione invernale: la mulattiera vi si inerpicava con una serie di strette svolte e con una pendenza che superava il 25 per cento. La via si restringeva e quelli che la percorrevano a piedi erano obbligati a dare la precedenza alle portantine sostenute a braccia dai marrons e ai muli con le merci o con le parti delle carrozze.

LA VAL CENISCHIA

Giunto alla fine della salita il viandante che lasciava alle spalle la valle del Cenischia e l’Italia tirava un profondo sospiro di sollievo per le fatiche passate e per i pericoli scampati. Alla Gran Croce c’era un piccolo gruppo di case fra cui un’osteria ricordata da molti passanti. Qui i viaggiatori prendevano fiato dopo la fatica della salita o il coraggio per affrontare i pericoli della discesa. Vi si fermò il Belli nel 1632, nel suo ritorno in Italia: «Il bene di ogni male fu un ottimo vino il quale ci aiutò a tentare la discesa con allegrezza e col detto in bocca facilis descensus (F. Belli, Osservazioni sul viaggio, Venezia 1632). Un altro passante, che la vide nel 1605, la descrisse come «una molto buona osteria sempre provvista che serve come per dar anima a tanti passeggeri esanimati dal freddo, dalla fame e dalla fatica».

LA CAPPELLA DI NOSTRE DAME

L’elemento architettonico di maggior pregio è però la cappella di Nôtre Dame des Neiges, fondata nel 1626 da Michel Damé, il proprietario dell’osteria e albergo della Gran Croce. Si tratta di una piccola costruzione, dalla facciata sobria e dimessa, ad un’unica navata, con un campanile che svetta agile tra i tetti delle altre case. Sulla cuspide del campanile vi è una croce del XVII secolo che riproduce il simbolo dell’ordine sabaudo di San Maurizio e Lazzaro. La cappella è stata restaurata di recente e sarà per fortuna risparmiata dalla ruspa demolitrice. La decadenza del villaggio iniziò a partire dal 1947, quando il Moncenisio venne ceduto alla Francia. Per alcuni anni presso il borgo fu attiva la dogana francese, collocata sul tracciato della vecchia statale 25. L’edificio fu poi spostato sulla nuova strada, al termine delle Scale, quando il tracciato della nazionale cambiò percorso in funzione del nuovo sbarramento che doveva sommergere buona parte dell’antico altopiano. Per alloggiare gli operai del grande cantiere furono realizzati gli enormi edifici in cemento armato che, con scarso rispetto del luogo, hanno rovinato per sempre la bellezza del vallone della Gran Croce. Il villaggio perse ogni importanza, venne abbandonato al suo destino e le antiche abitazioni sono crollate un pò alla volta. Fra qualche giorno di questi ruderi non rimarrà più nulla, perché pericolanti. Le ruspe francesi porteranno via tutto. Speriamo che si possa almeno salvare l’antica colonna che regge l’architrave di un’antica abitazione. Altrimenti per tutti, la Gran Croce sarà soltanto un vecchio toponimo all’ombra dei grossi alberghi in cemento che hanno deturpato la bellezza di questo tratto del Moncenisio.