Mercati: la storia di un fragile rally di Natale

MALTA – Risk-on ā€œdi fine annoā€, guidato dall’AI, con volumi sottili. A cura diĀ Carlo De Luca,Ā Gamma Capital Markets. Il Santa Rally ĆØ tornato e il motore sono di nuovo i titoli legati all’AI. Nasdaq future in spinta, Magnificent 7 in verde e i nomi ā€œAI-betaā€ (NVDA, ORCL, MU, ecc.) che tirano il gruppo. La parte importante però non ĆØ il +0,4% o il +0,6%: ĆØ il contesto. Siamo in una settimana accorciata, con volumi tipicamente bassissimi e prezzi che possono muoversi ā€œtroppoā€ per motivi banali (poca liquiditĆ , book scarichi, posizionamenti). Il testo lo dice chiaramente:Ā il mercato sta cavalcando una ondata di risk liquidity fino a fine anno, con l’idea che nel 2026 ci sia ancora spazio.

Giappone: rendimenti JGB in breakout storico, e questo ĆØ contagioso

Il secondo asse ĆØ il Giappone. BoJ ha alzato 25 bps allo 0,75% (massimo dal 1995) e il decennale giapponese ĆØ sopra il 2% arrivando ~2,08% (massimi dal 1999). La cosa interessante ĆØ il paradosso: lo yen si ĆØ indebolito anche dopo il rialzo, e questo aumenta la probabilitĆ  di ulteriori strette (perchĆ© yen debole = import inflation + credibilitĆ ). Risultato: altra pressione sui JGB e spillover sui tassi globali (Australia, Bund, e a tratti anche UST). Il punto Giappone ĆØ questo, detto nel modo più semplice possibile: per trent’anni il Giappone ĆØ stato lā€™ā€œanomaliaā€ del mondo. Tassi a zero, inflazione assente, banca centrale che comprava tutto quello che serviva per tenere bassi i rendimenti. Questo ha trasformato lo yen nella valuta perfetta per finanziarsi: prendevi soldi quasi gratis in Giappone e li investivi altrove, negli Stati Uniti, in Europa, nei mercati emergenti. ƈ il famoso carry trade, ed ĆØ uno dei pilastri nascosti della liquiditĆ  globale. Ora però quel mondo sta cambiando. L’inflazione in Giappone non ĆØ più un incidente temporaneo, i salari stanno salendo e la Banca del Giappone non può più fingere che sia tutto come prima. Ha iniziato ad alzare i tassi e, soprattutto, ha fatto capire che potrebbe continuare. Il risultato ĆØ che i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi stanno salendo velocemente, arrivando sopra il 2% sul decennale, livelli che non si vedevano dalla fine degli anni ’90. Per noi sembra poco, per il Giappone ĆØ enorme. Quando succede questo, due cose diventano instabili:

  • il carry trade inizia a scricchiolare, perchĆ© finanziarsi in yen non ĆØ più cosƬ conveniente;
  • gli investitori giapponesi iniziano a chiedersi perchĆ© tenere soldi all’estero se ora a casa possono ottenere un rendimento decente.

Questo significa potenziali vendite di Treasury USA e di altri bond globali. E c’è un paradosso chiave: nonostante il rialzo dei tassi, lo yen si ĆØ indebolito, il che preoccupa ancora di più le autoritĆ  perchĆ© uno yen debole importa inflazione. Quindi più lo yen scende, più aumenta la pressione sulla BoJ per stringere ancora. ƈ un circolo che il mercato non ha mai dovuto prezzare negli ultimi decenni. Ecco perchĆ© il Giappone oggi ĆØ una miccia: magari non esplode domani, ma se salta l’equilibrio dei tassi giapponesi, le onde arrivano ovunque, anche se Wall Street nel frattempo fa finta di niente e sale sull’AI.

Metalli preziosi in modalitĆ  ā€œregime changeā€: oro e argento record e decorrelazione

Qui c’è la parte più anomala: oro ~4.400$ e argento ~69$ su massimi storici, con una narrativa precisa nel testo: decorrelazione rispetto a dollaro e risk assets. Non ĆØ il classico ā€œgold hedgeā€ che sale solo perchĆ© scende il USD o perchĆ© crolla l’equity. Sta andando per conto suo. E quando oro e argento iniziano a muoversi ā€œliberiā€, spesso significa che il mercato sta prezzando una combinazione di: incertezza geopolitica + dubbi sulla traiettoria dei tassi reali + bisogno di hedge ā€œnon digitaliā€.

ā€œSoft CPIā€ ma con asterisco enorme: dati distorti e Fed in modalitĆ  pausa

CPI ā€œdeboleā€ (headline 2,7% vs 3,1% atteso; core 2,6% vs 3,0%) ma con dubbi metodologici legati allo shutdown e a distorsioni dei dati. In parallelo, la Fed nel testo appare più ā€œwait-and-seeā€, mentre il mercato continua a prezzare tagli (si parla di 60 bps entro dicembre 2026).Ā Questo mix ĆØ esplosivo perchĆ© alimenta l’azionario (tagli) ma allo stesso tempo alza il rischio di ā€œrepricingā€ se l’inflazione reale fosse più appiccicosa di quanto il CPI catturi.

La vera tensione del pezzo: risk-on azionario + risk-off ā€œhard assetsā€ + rischio shock da policy

Il filo rosso ĆØ una specie di triangolo: (1) equity che torna risk-on su AI e fine anno, (2) bond market che rimane nervoso, soprattutto per il Giappone, (3) commodity/hard assets che urlano ā€œattenzioneā€ (metalli record) mentre sullo sfondo ci sono geopolitica (Ucraina, Medio Oriente, Venezuela) e trade (dazi/indagini, nuove tariffe su latticini UE in Cina, ecc.). In più c’è il reminder storico: settimane ā€œmorteā€ prima di Natale possono comunque essere teatro di botte (2018 docet). Quindi sƬ,Ā oggi sembra tutto facile, ma il testo ĆØ pieno di micro-mine: se i rendimenti giapponesi continuano a salire e lo yen resta instabile, o se arriva un evento geopolitico/policy, il mercato con liquiditĆ  scarsa può girare di colpo. Dunque… rally sƬ, ma ā€œfragileā€. AI spinge l’equity, però il bond market (Giappone) e i metalli stanno raccontando un’altra storia: sotto la superficie la percezione del rischio non ĆØ affatto rilassata.

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