Mascherine chirurgiche e dispositivi filtranti: la farmacista Valentina Ravetto spiega che differenze ci sono di VALENTINA RAVETTO

SAN GIORIO – Mascherine chirurgiche e dispositivi filtranti: la farmacista Valentina Ravetto spiega che differenze ci sono. Mascherine chirurgiche e dispositivi filtranti FFP2 e FFP3 con e senza valvola: che differenze ci sono? Come vanno utilizzate? Valentina Ravetto è una giovane e preparata farmacista della Valsusa, cerca di fare chiarezza sulle tipologie e sul corretto utilizzo delle mascherine. Infatti in questi giorni di emergenza sanitaria molti sono i dubbi e le informazioni che arrivano da più fonti in merito alle mascherine per evitare il contagio da Coronavirus.

UNA DUPLICE FUNZIONE

Le mascherine hanno una duplice funzione: servono da una parte a proteggere chi le indossa dall’acquisizione del virus e dall’altra a preservare gli altri dal contagio che la persona che le indossa potrebbe diffondere. Non tutte le mascherine, ovviamente, sono utili allo stesso modo contro il Coronavirus.

  • Le mascherine antismog, le mascherine antipolvere, le mascherine lavabili, le mascherine per saldatori e le FFP1, offrono soltanto una protezione contro la diffusione del contagio da parte di persone malate. Ma non assicurano alcuna protezione a chi le indossa dal contagio. Le mascherine chirurgiche, in particolare, sono dispositivi medici (solitamente marcati CE, certificazione che attesta la rispondenza alla Direttiva 93/42/CE, o comunque di pari livello) progettati per proteggere i pazienti in situazioni specifiche. Ma non proteggono l’utilizzatore, poiché non hanno un bordo di tenuta sul viso e non comprendono un sistema filtrante. Possono essere comunque utili per bloccare il virus sospeso nell’aria con starnuti e tosse. Ma non sono sufficienti a garantire una sicurezza totale a chi vuole o deve difendersi dal Coronavirus. Tali mascherine, se indossate da tutti, sono comunque utili a limitare la diffusione del virus nell’aria.
  • Le mascherine utili a evitare il contagio da Coronavirus sono quelle classificate come DPI FFP2 e FFP3, conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 149:2009 (oltre che marcate CE). Le sigle citate indicano il livello di protezione filtrante. Le FFP2 filtrano particelle solide e liquide, garantendo una protezione del 92%. Mentre le FFP3 sono maschere dotate di una valvola di espirazione in sola uscita che si apre per fare uscire il fiato. Durante tale fase la membrana di gomma si sposta mettendo in comunicazione l’interno del facciale con l’ambiente esterno. Pertanto non devono essere indossate da soggetti positivi o in ambienti chiusi per non diffondere il virus e garantiscono una protezione del 98%.

IL CORRETTO UTILIZZO

Il principio di base, però, è che nessuna mascherina serve a fermare il Coronavirus se non è indossata correttamente, perché rischia di diventare inutile. Dunque è importante seguire le istruzioni del fabbricante, verificando la corretta tenuta della maschera rispetto al volto. Assicurandosi cioè che aderisca totalmente alla pelle e copra il viso da sopra il naso fin sotto al mento. Prima di prenderla in mano, inoltre, bisogna lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone oppure con disinfettanti idroalcolici. Quando si indossa la mascherina riutilizzabile è opportuno poi sostituirla (da dietro, senza toccare la parte anteriore) secondo indicazioni del produttore. E comunque quando diventa umida. Le monouso, invece, vanno buttate ogni volta che vengono tolte o se indossate per un periodo breve di tempo si possono igienizzare, ma comunque si possono sempre riutilizzare un numero limitato di volte.

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