TORINO – L’export del Made in Italy verso gli Stati Uniti vive un momento di profonda dicotomia: sebbene i dati Istat 2025 mostrino una crescita complessiva del 7,2%, l’analisi della CNA rivela che questo successo è trainato quasi esclusivamente dal comparto farmaceutico (+54%). Al netto di questo exploit, le produzioni tipiche soffrono l’impatto dei dazi, registrando una contrazione del 3,7%, pari a una perdita di 1,3 miliardi di euro. Mentre settori chiave come l’automotive (-18,5%), l’alimentare (-4,5%) e l’arredamento (-8,2%) accusano il colpo delle barriere tariffarie, solo la filiera della moda riesce a tenere testa alle incertezze del mercato americano, chiudendo l’anno con un timido ma significativo +2,4%.
Sfide per le piccole imprese: diversificazione e strategie post-accordo UE-USA
L’incertezza commerciale dei primi mesi del 2025, mitigata solo parzialmente dall’accordo di luglio tra UE e Stati Uniti, ha ridisegnato i flussi globali, portando a una riduzione dell’avanzo commerciale italiano a causa dell’impennata delle importazioni di manufatti (+42,1%). Come sottolineato dal Presidente CNA Dario Costantini, i dazi colpiscono duramente le piccole imprese, per le quali il mercato statunitense rappresenta oltre il 16% dell’export totale. Per salvaguardare la competitività del marchio Italia, diventa quindi prioritario non solo stabilizzare le relazioni transatlantiche, ma anche accelerare la digitalizzazione e l’internazionalizzazione verso mercati emergenti come l’India (+4%) e i paesi OPEC, compensando così le flessioni registrate in mercati complessi come quello cinese.



































