Licenziamenti al Rifugio Massi di Oulx: quale futuro per la struttura?

OULX – “Spettabile Redazione, ​inviamo questa nota a nome di un gruppo di volontari e cittadini della Val di Susa che da anni seguono e sostengono le attività del Rifugio Massi di Oulx, per chiedere di fare luce su una situazione che riteniamo profondamente preoccupante. ​In questi giorni di fine giugno, la Fondazione Talità Kum, presieduta da Don Luigi Chiampo, parroco di Bussoleno, ha avviato i primi licenziamenti, già effettivi, che hanno colpito parte del personale storico e qualificato della struttura. Da indiscrezioni sempre più insistenti che circolano con forza nella rete dell’accoglienza, parrebbe che questi provvedimenti siano solo il primo passo verso il licenziamento totale di tutto il personale dipendente, in vista di un imminente e definitivo disimpegno della Fondazione Talità Kum dalla gestione del Rifugio. ​Si tratta di provvedimenti drastici che colpiscono duramente i professionisti che per anni, con immenso spirito di sacrificio, hanno garantito la gestione del centro in contesti emergenziali complessi, affrontando turni logoranti e criticità quotidiane per tutelare l’incolumità degli ospiti e della struttura stessa.

​Apprendere la notizia di questi primi licenziamenti che si abbattono su lavoratori che hanno dato l’anima per il Rifugio, insieme alle voci di una imminente chiusura dei rapporti con tutto il restante personale, sta destando forte sconcerto e profonda amarezza in tutta la comunità della Val di Susa. Ci sono contorni in questa operazione su cui la cittadinanza e chi crede nella solidarietà pretendono risposte chiare: ​Il ruolo del volontariato: Voci sempre più forti all’interno della rete assistenziale parlano del progetto di affidare la gestione delle attività a una nuova associazione di volontari. Se così fosse, ci troveremmo davanti a un paradosso: si estromettono i lavoratori dipendenti storici per sostituirli con manodopera gratuita? ​La sostenibilità del servizio e la sicurezza: Come farà il Rifugio a garantire gli standard di sicurezza e la gestione dei flussi (spesso con decine di ospiti presenti) senza il personale qualificato e contrattualizzato che finora ha fatto da pilastro?

​Trasparenza sui fondi: Come verranno impiegati e rimodulati i finanziamenti pubblici destinati alla gestione dell’accoglienza se le mansioni finora retribuite verranno delegate a titolo gratuito? ​La Val di Susa è una terra storicamente solidale, ma crediamo fermamente che la solidarietà non possa essere fatta sulla pelle e sui diritti dei lavoratori. Non si può fare “carità” cancellando con un colpo di spugna la dignità e gli anni di servizio di chi ha lavorato in prima linea. ​Ci auguriamo che la vostra redazione voglia approfondire questa vicenda, ponendo queste domande direttamente ai vertici della Fondazione Talità Kum, prima che questa gestione passi sotto silenzio”.

​Un gruppo di volontari

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