Lettera sull’ASL To3 “Infermieri costretti a comprare su Amazon le batterie per i saturimetri”

Lettera del 23 dicembre.

La disastrosa gestione dell’emergenza Covid all’interno dell’ASL TO3 sta pregiudicando fortemente le condizioni di lavoro di medici, infermieri e OSS, che si ritrovano a lavorare molto al di sotto dell’organico e con equipaggiamenti non idonei a fronteggiare la minaccia di questo virus maledetto che sta terrorizzando le nostre famiglie.

Fino ad oggi abbiamo cercato di collaborare riponendo massima fiducia nell’operato dei vertici aziendali, ma nonostante gli sforzi e l’impegno profuso da ambo le parti, non si sono riscontrati grandi cambiamenti, se non perfino peggioramenti, dovuti all’aspettata ascesa della curva pandemica. Ancora una volta gli infermieri, gli OSS e tutto il personale coinvolto sono costretti a rincorrere le carenze organizzative. Nonostante sia prevista proprio in questi giorni l’esplosione della fase più conclamata della pandemia, le gravi carenze riscontrate sono ineludibili. (E non siamo ancora al picco!)

Basti pensare che in azienda, ad oggi, gli infermieri sono sottostimati di almeno 150/200 unità, mentre sono circa 50 le unità mancanti per gli OSS e a questa mancanza di reintegro dell’organico, dovuto anche alle sospensioni che non ricevono adeguati rimpiazzi, si unisce la mancanza di dotazioni elementari.

Gli studi sui rapporti tra numero infermiere paziente considerano ottimale il rapporto 1:6 in reparti base, rapporto che aumenta a seconda del carico assistenziale. Oggi invece si riscontra un rapporto infermiere /paziente di 1:12, questo senza tener conto delle barelle nei corridoi nei reparti e nel DEA. DEA che a causa della trasformazione dovuta al Covid, si è trovato a dover gestire pazienti in attesa di ricovero che stazionavano per giorni in barella, superando di gran lunga il limite di sicurezza delle 30 barelle, esponendo così gravemente il personale sanitario al potenziale errore umano. In un caso eclatante di questi giorni, gli infermieri sono stati addirittura costretti a comprare su Amazon le batterie per consentire il funzionamento dei saturimetri, poiché non disponibili all’interno della struttura!

Un’altra evidenza reale di quanto stia accadendo, si può riscontrare nei reparti Covid dell’ospedale di Rivoli, in cui si presta assistenza di alta intensità in area critica con 2 infermieri per 23 pazienti e barelle nei corridoi, in totale sprezzo della normativa e dell’incolumità di pazienti e lavoratori. In tali reparti, centrali per l’assistenza Covid, ad oggi non risulta un numero adeguato di caschi, monitor, pompe infusionali e saturimetri.

Con profondo dispiacere ci duole evidenziare come ci si è fatti trovare impreparati, ma a pagare le spese ancora una volta, degenti nelle strutture e i professionisti nei reparti. Il nostro pensiero è che l’attuale sistema non possa reggere e che seppur molto attivi e propositivi nel ricercare soluzioni idonee, ci sembra di riscontrare che i vertici aziendali stiano vivendo alla giornata, senza alcuna vera programmazione o strategia, che si sarebbe dovuta avere pronta all’occorrenza.

La UILFPL non può tollerare oltre questa situazione i lavoratori sono esausti e stanno rischiando la loro salute e quella dei loro familiari pur di rispettare i dettami deontologici ed etici che li spingono a non mollare. Ma a tutto c’è un limite. Si segnala inoltre la paradossale situazione in cui, mentre si tentano soluzioni improponibili negli ospedali al collasso dell’Asl TO3, ci si permette il lusso di tenere chiuso un reparto nuovo di zecca come quello del presidio di Avigliana, già utilizzato come reparto Covid nelle precedenti ondate.

Stante la nostra più totale collaborazione con la direzione, si preannuncia però che seguiranno alla presente i dovuti esposti agli organi competenti, ritenendo le carenze riscontrate al limite della sicurezza e dell’incolumità dei lavoratori.

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