Lettera su Restart Valsusa: “Non è l’opposizione alla TAV ad aver bloccato il turismo”

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Lettera del 20 maggio 2022 sull’iniziativa Restart Val Susa

Apprendo la notizia che una nuova luminosa iniziativa è stata promossa dall’associazione “Restart Val Susa” in merito al rilancio della nostra valle. All’inaugurazione ha partecipato anche il presidente della Regione Alberto Cirio, nonché il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo. Naturalmente non poteva mancare un riferimento alla questione Tav e, in merito a quanto letto, porrei alcune questioni. 

L’intervento di Cirio ci ripropone le note litanie sull’importanza del turismo, sull’offerta di servizi d’eccellenza, sulle infrastrutture in fase di realizzazione, sul PNRR: quest’ultimo magico strumento offerto per risolvere tutti i problemi in ogni dove (ma i soldi? Il debito che genera? Chi paga dopo?). 

Immagino le folle di turisti disposte a venire in una valle, già tra le più infrastrutturate d’Italia, e nella quale l’intenzione dei proponenti Tav è quella di aprire tutta una serie di cantieri che peggioreranno la vita dei residenti, l’ambiente, la qualità dell’aria, il disagio nei trasporti. Bisognerebbe che certi politici, oltre a leggere le veline di partito, leggessero documenti ufficiali di istituzioni europee (visto che “Europa” è un termine del quale amano infarcire i loro discorsi); come, per esempio, la Relazione della Corte dei Conti Europea che, già da sola, certifica l’inutilità del Tav, i macroscopici errori di valutazione iniziale, e l’abnormità dei suoi costi. 

Senza contare che recenti venti dalla Francia non indicano nulla di buono in merito alla volontà d’oltralpe di realizzare l’opera. Solamente più i politici italiani continuano con pervicace ostinazione a parlare di Tav come panacea per risolvere tutti i mali del paese, spacciando per “compensazioni” ciò che di diritto spetterebbe ai territori e ai cittadini che pagano le tasse. 

Parlando di turismo, La Regione Piemonte non è ancora riuscita a riaprire la fortezza di Exilles dopo oltre 4 anni. Un bene turistico prezioso per la valle, per il quale sono stati impiegati molti soldi con la costruzione di un ascensore panoramico oggi inutilizzato. Quanto alla connessione tra città e montagna direi che due strade statali, un’autostrada, una ferrovia, sono condizioni più che sufficienti per avere collegamenti utili. 

Non è che la diatriba del Tav “ha attirato a sé e divorato le energie della valle” come ci racconta la promotrice Lucrezia Bono. Ciò che manca sono le idee politiche, una programmazione che rispetti il valore della montagna in quanto tale, e che non ripeta  a pappagallo il mantra del Tav, nel quale non credono più neanche parte dei proponenti, ma non vogliono ammettere di aver sbagliato (e che la ragione era già dalla parte dei “famigerati” NO Tav). Nulla è più ridicolo in questo momento storico, drammatico e triste, che tentare di riabilitare un progetto nato con il famoso corridoio 5, con il quale si volevano trasportare le mozzarelle da Kiev a Lisbona. E, nelle ultime ore, pare affondato anche il cantiere di San Didero, per il quale sono stati spesi soldi dei contribuenti per mantenere un ridicolo fortino delle forze di Polizia.  

Una politica intellettualmente onesta dovrebbe avere il coraggio di ammettere definitivamente i grossolani errori di valutazione, e di progettazione.  Sorrido leggendo che fu “una riforma sbagliata, quella della cancellazione delle provincie”, ma chi l’ha promossa? Le stesse forze politiche che ora ci impartiscono lezioni sulla mancanza di coordinamento nei territori.  Valga, infine, quanto dichiarò il compianto Presidente Ferdinando Imposimato, già magistrato esperto delle losche vicende italiane sull’Alta Velocità, a tutti i Valsusini: “state attenti perché con questa Tav faranno, della Valsusa, una nuova Salerno Reggio Calabria“.

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