ALMESE – Lettera aperta ai Sindaci dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea Ho letto su un giornale locale della presa di posizione dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, che esprime disappunto per la decisione del TAR del Piemonte di sospendere temporaneamente la caccia al fagiano di monte e alla coturnice. Da ambientalista e da persona che ama profondamente la montagna, trovo sconcertante che proprio i rappresentanti delle istituzioni locali contestino una misura di tutela nei confronti di specie giĆ sottoposte a crescenti difficoltĆ . Il cambiamento climatico, la progressiva riduzione degli habitat naturali, l’espansione delle infrastrutture turistiche e la pressione delle attivitĆ umane stanno modificando profondamente gli ecosistemi alpini. In questo contesto, davvero la preoccupazione principale deve essere quella di poter continuare ad abbattere questi animali? Nell’articolo si richiama il valore storico e culturale della caccia, definita una pratica tradizionale delle comunitĆ alpine.
Ma non tutto ciò che appartiene alla tradizione merita, per questo solo motivo, di essere conservato. La storia delle nostre montagne dovrebbe insegnarci qualcosa. Basti pensare allo stambecco, un tempo diffuso sulle Alpi e ridotto, soprattutto a causa della caccia, sull’orlo dell’estinzione. Se oggi possiamo ancora ammirarlo, lo dobbiamo proprio alle misure di protezione che ne hanno consentito la sopravvivenza. Dovremmo forse rimpiangere anche quelle limitazioni, in nome della tradizione? Si sostiene inoltre che la sospensione della caccia possa danneggiare le economie montane. Ma ĆØ davvero credibile che il futuro economico dell’Alta Valle dipenda dalla possibilitĆ di abbattere fagiani di monte e coturnici? Non sarebbe più lungimirante valorizzare una montagna capace di attrarre visitatori anche grazie alla ricchezza della sua fauna selvatica? Nessuno nega il valore delle tradizioni alpine, ma queste non possono prevalere sulla necessitĆ Ā di conservare un patrimonio naturale sempre più fragile. Ai Sindaci vorrei allora rivolgere una domanda: non dovrebbe essere proprio chi amministra la montagna a chiedere maggiore prudenza, maggiori garanzie scientifiche e una tutela più rigorosa delle specie che la abitano? Le istituzioni hanno il dovere di rappresentare le comunitĆ , ma anche di custodire il territorio per
le generazioni future. La montagna non ĆØ una risorsa inesauribile e gli animali che la abitano non sono una proprietĆ a nostra disposizione. Le tradizioni meritano rispetto. La sopravvivenza delle specie merita responsabilitĆ .
di Bruno Gonella ā Almese































