Legittimo il piano di contenimento del colombo della Città Metropolitana di Torino

TORINO – Legittimo il piano di contenimento del colombo della Città Metropolitana di Torino.

IL TAR PIEMONTE CONFERMA LA LEGITTIMITÀ E VALIDITÀ DEL PIANO DI CONTENIMENTO DEL COLOMBO DELLA CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO

Il TAR del Piemonte ha respinto il ricorso delle associazioni LAV, OIPA, SOS Gaia, ENPA, PAN Odv, Pro Natura Torino, Ente Nazionale per la Protezione degli Animali Odv e Fondazione per L’Ecospiritualità Odv contro il Piano di contenimento del Colombo (Columbia liva forma domestica) per gli anni che vanno dal 2024 al 2029. Il TAR ha considerato infondati e ha quindi respinto tutti e cinque i motivi di ricorso presentati dalle associazioni al fine di ottenere l’annullamento della Deliberazione di approvazione del Piano, votata all’unanimità dal Consiglio metropolitano il 15 febbraio scorso. Le associazioni ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese legali. È da notare che l’implementazione delle azioni previste nel Piano è già iniziata nei mesi scorsi con l’organizzazione di corsi di formazione per gli agricoltori che intendono impegnarsi nel contenimento della specie. Ciascuno dei partecipanti alla formazione, dopo aver superato con esito positivo un esame finale, sarà autorizzato ad effettuare le azioni. Prossimamente la Città metropolitana di Torino dedicherà corsi di formazione anche ai cittadini in possesso della licenza di caccia e al personale delle ditte specializzate nel contenimento dei Colombi.

COSA PREVEDE IL PIANO

Il Piano prevede nel dettaglio le misure per il contenimento delle popolazioni che, nelle zone rurali, causano danni notevoli alle colture cerealicole, mentre in quelle urbane pongono problemi igienici e di decoro degli spazi pubblici. In ambito urbano si prevede l’impiego di gabbie-trappola installate a cura dei Comuni, mentre in ambito extraurbano sono possibili sia l’utilizzo delle gabbie di cattura che le operazioni di sparo ad opera di selecontrollori formati e autorizzati dalla Città metropolitana. Il Piano ha ottenuto i pareri positivi dell’ISPRA, del Settore Sviluppo sostenibile, biodiversità e aree naturali della Regione Piemonte, della Direzione Sistemi naturali della Città metropolitana, degli Enti di gestione del Parco del Po piemontese, delle Aree protette delle Alpi Cozie e dei Parchi Reali”. Per prevenire i danni alle colture agricole nelle fasi della semina e della maturazione possono essere impiegati cannoncini a gas con detonazioni temporizzate, sagome dissuasive di varia forma o palloni gonfiati con elio che rimangono sospesi in aria.

LE MISURE PREVENTIVE

Per quanto riguarda i prelievi di granaglie, la nidificazione e l’imbrattamento di siti industriali o artigianali, magazzini di stoccaggio di granaglie e allevamenti di bestiame, laddove possibile, possono essere installate reti per chiudere i punti di entrata e pannelli basculanti dotati di sensori per l’apertura automatica. Sono previste misure per la tutela delle colonie di pipistrelli. Salvo che nelle Zone di Protezione Speciale, possono essere utilizzati rapaci appartenenti a specie autoctone e addestrati da soggetti autorizzati. Lo sparo in orario diurno deve avvenire con l’uso di fucili con canna ad anima liscia di calibro non superiore al 12 e in prossimità di colture a rischio di danneggiamento, di allevamenti, di magazzini o di siti industriali. Dove, per motivi di sicurezza, non è praticabile lo sparo possono essere impiegate reti o gabbie-trappola selettive di cattura in vivo, attivate con esche alimentari.

Le misure preventive di contenimento nell’ambito urbano sono volte a ridurre le risorse alimentari e i siti di nidificazione, con il divieto di somministrazione di granaglie o altri alimenti appetiti dai colombi in luoghi pubblici, l’obbligo di occlusione fisica dei punti di accesso dei volatili agli edifici pubblici e privati (sottotetti) e ai piloni dei cavalcavia. I regolamenti edilizi e di igiene comunale dovranno prevedere recinzioni con reti anti-intrusione, l’impiego di fili elettrificati, dissuasori a cavi e l’uso di filamenti anti intrusione posti sui bordi dei pannelli solari o fotovoltaici. L’occlusione dei siti riproduttivi con reti deve essere attuata in forma selettiva, per non precludere l’accesso ad altre specie.

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