La Valsusa ricorda il 362° di fondazione dei Granatieri di Sardegna di GIANCARLO SIBILLE

SUSA – Oggi, ancora una volta, fieri ed entusiasti, i Bianchi Alamari festeggiano “virtualmente” l’anniversario della fondazione del “Reggimento Guardie”, il primo reparto permanente d’Europa, da cui i Granatieri di Sardegna discendono in linea diretta. Era infatti il 18 aprile 1659 quando a Torino il duca Carlo Emanuele II “levò” il primo reggimento d’ordinanza della sua armata sabauda. L’appellativo “Granatieri” deriva dal fatto che, nel 1685, il re Vittorio Amedeo II di Savoia assegnò ad ogni compagnia del reggimento sei soldati incaricati di lanciare allo scoperto le granate.

EQUIPAGGIAMENTO ED ARMAMENTO

Quei primi soldati della Guardia ebbero un vestito uniforme, cosa che allora rappresentava una novità, e di color rosso essendo quello il colore di Savoia. Le stampe ed i dipinti dell’ epoca ce li rappresentano nel tipico costume dei moschettieri; cappello di feltro a larghe tese, casacca aperta sul petto e fluente, calzoni corti e scarpe basse: mentre i picchieri e gli archibugieri dei corpi di fanteria ancora si attenevano al cappello ed alla corazza di ferro. Ma la Guardia aveva grande fiducia nell’arma terribile che le era stata affidata: il moschetto a ruota, non più il pesante archibugio che si caricava in 99 tempi e doveva appoggiarsi ad una forcella, ma un’arma maneggevole che, in con dizioni favorevoli, si poteva mettere in pronto in due minuti con dodici movimenti e si poteva appoggiare comodamente alla spalla.

Sfilata del Gruppo storico Granatieri Valsusa alla corte di Adelaide

LE ARMI

Quelle armi costavano un occhio ai colonnelli, i quali economizzavano col mantenere nelle compagnie un certo numero di soldati armati di picche e di alabarde, le quali rimasero ancora, per lungo tempo in servizio ed in onore, e venivano impugnate anche dagli ufficiali e dai sergenti nel dirigere il fuoco. La nostra Guardia del 1659 indossa la bandoliera, costituita da una striscia di cuoio portata a  tracolla dalla spalla sinistra al fianco destro, a cui attaccati i bossoletti in ognuno dei quali sta una carica per moschetto già dosata e preparata: il soldato la calca per bene giù nel fondo della camera dell’arma, prende dalla fiaschetta un buon pizzico di polvere e la depone sullo scodellino che è di fianco al focone della culatta, con una chiavetta monta la molla della ruota del meccanismo di accensione e tira.

PER SAPERNE DI PIU’

Oggi ci rideremmo di un guerriero armato di moschetto a ruota, ma per quei tempi quell’arnese che dava il fuoco sempre pronto sotto il braccio di chi voleva usarne, era un’arma che costituiva lo spavento dei popoli e dei principi per l’abuso che ne facevano i traditori nelle private vendette. Per saperne di più: Granatieri di Sardegna, 350 anni di storia italiana- Generale Ernesto Bonelli. Associazione Amici del Museo Pietro Micca, 2010.

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