TORINO – E’ una storia vera quella del derby Juventus – Torino ai tempi di guerra. È il primo aprile 1945 a Torino. In una città che vive ancora nell’incubo dell’occupazione nazista, allo stadio Mussolini si gioca il derby fra bianconeri e granata. È una partita amichevole che dovrebbe rasserenare gli animi, invece li accende. Non si contano i falli, le botte, le scorrettezze: si consumano vendette, vecchie ruggini tornano a galla. Come non bastasse, per sedare i tafferugli in campo soldati tedeschi sparano in aria colpi di mitra intimidatori. In risposta, dall’altra curva qualcuno risponde al fuoco. I calciatori diventano il bersaglio di quella guerra dentro lo stadio, mentre gli spettatori guadagnano velocemente l’uscita.
QUASI UN MORTO
Solo per miracolo non ci scappa il morto. Questo libro racconta per la prima volta la storia di quella giornata di ordinaria follia. Nella pagine di Nico Ivaldi per le edizioni Il Punto Piemonte in Bancarella c’è una versione talvolta inedita del derby. Se è vero che il calcio rappresenta la più importante tra le cose meno importanti, è altrettanto vero che una sua attenta osservazione può spalancarci le porte verso analisi che hanno ben poco a che fare con un pallone che ruzzola su un rettangolo erboso. La storia dei derby non fa in tal senso eccezione. Irrazionale come solo le passioni possono essere, il gioco più seguito al mondo ha l’inimitabile capacità di accendere i cuori e spegnere i cervelli, di trascinare folle, di plasmare le menti.
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