La Sacra di Michele la biblioteca che ispirò Umberto Eco Una visita all’abbazia

S.AMBROGIO – La Sacra di San Michele, mille anni di fascino e mistero lungo la Via Francigena. Una visita all’abbazia. La prima cosa che attira l’occhio del visitatore ivi giunto, è il “Sepolcro dei Monaci”. Questa costruzione, ormai ridotta a rudere, risale al secolo X. Di forma ottagonale, era la riproduzione del Santo Sepolcro. L’ingresso al complesso abbaziale è in un’antica torre, la “Porta di Ferro”. Un tempo era chiamata “Porta dell’Asino”, perché era qui che si arrestavano le cavalcature e i pellegrini procedevano a piedi. Tre croci templari sono incise nella pietra accanto alla porta. Sarebbero la testimonianza di una visita dei cavalieri avvenuta ottocento anni fa.

LE FORESTERIE

Il percorso prosegue verso le foresterie. La “grande” nel medioevo ospitava i pellegrini di passaggio. L’attuale edificio è una ricostruzione di fine XIX secolo. È usata oggi come sala conferenze. La “piccola” è adibita a biglietteria. Ci si trova quindi davanti all’imponente facciata, che misura 41 metri di altezza. Sorregge le absidi della chiesa e culmina con la loggia dei viretti. Su uno spuntone di roccia esistente tra il “Monastero Vecchio” e il basamento della chiesa, è collocata la statua di San Michele Arcangelo. Il Santo, con la sua imponenza, ci accoglie nell’abbazia. Da qui inizia il cammino fisico e spirituale che conduce alla “chiesa”. Quasi un’ascesa al cielo.

LO SCALONE DEI MORTI E IL PORTALE DELLO ZODIACO

Dopo una ripida scalinata si giunge allo “Scalone dei Morti”. Così chiamato perché era il luogo di sepoltura di uomini illustri, abati e benemeriti del monastero. Nella nicchia centrale fino al 1936 erano custoditi alcuni scheletri di monaci. La cima del Monte Pirchiriano prosegue in questo luogo. Imponenti roccioni, uscendo qua e là nel pavimento, si infilano nelle pareti, proseguendo all’interno di esse. Il visitatore, giunto alla sommità dello scalone, attraversa il “Portale dello Zodiaco”. E’ così denominato perché gli stipiti nella loro facciata rivolta verso lo scalone sono scolpiti a destra con i dodici segni zodiacali e a sinistra con le costellazioni australi e boreali. Risalente al XII secolo, il portale è opera del maestro piacentino Niccolò.

GLI ARCHI RAMPANTI

Superato il portale, si sale una scala in pietra verde. E’ sormontata da quattro colossali archi rampanti. Quest’area, così come la vediamo ora è stata ultimata nel 1937. E’ opera di Alfredo d’Andrade. Fino a fine Ottocento era completamente occupata da costruzioni.  Superata la scalinata si giunge allo spazioso ripiano davanti alla chiesa. Da qui la vista è spettacolare.

LA CHIESA

Il portale d’ingresso è in pietra grigia e verde. È stato costruito nei primi anni dell’XI secolo. I battenti della porta in noce risalgono al 1826. Mostrano le armi di San Michele arcangelo e il diavolo in forma di serpente, ma con volto umano. La “Chiesa”, risalente al XII secolo, è costruita in parte sul basamento e in parte sul monte. La cui cima affiora sotto un pilastro della navata centrale. I suoi generi di architettura sono tre. Romanico nella parte absidale e nella prima arcata. Romanico di transizione nelle due successive arcate. Gotico di scuola piacentina nella decorazione del finestrone dell’abside centrale e nelle due finestre delle navate minori. La triplice volta a crociera, sul modello dell’originale, è stata completata nel 1937. La parte absidale è orientata verso il punto esatto in cui sorge il sole il giorno della festività di San Michele. Il 29 settembre.

I MEMBRI DI CASA SAVOIA

Nei sedici sarcofagi di pietra sono seppelliti diversi membri di Casa Savoia. Tra questi Margherita di Valois, moglie del duca Emanuele Filiberto e il duca bambino Francesco Giacinto. Tra i capolavori presenti nella chiesa, il trittico di Defendente Ferrari. Posto nel coro vecchio, raffigura al centro la Madonna che allatta il bambino. Ai lati l’arcangelo Michele che sconfigge il demonio e San Giovanni Vincenzo che presenta alla Vergine Urbano di Miolans, abate commendatario della Sacra dal 1503 al 1522. Degni di ammirazione sono il Grande affresco dell’Assunzione e l’Affresco della Leggenda. Questo riassume la storia, mista a leggenda, della fondazione del santuario.

LA PARTE PIU’ ANTICA DELLA SACRA

A destra della navata centrale, una scaletta conduce alla parte più antica della Sacra. Il primitivo santuario è costruito nella roccia. Qui si trovano le chiesette originariamente costruite sulla cima del monte. La più vasta è quella di San Giovanni Vincenzo. Secondo la tradizione ha ricevuto la consacrazione angelica. Ci troviamo nel luogo più sacro dell’abbazia.

LE SALE DEI SAVOIA E LA BIBLIOTECA

Uscito dalla chiesa, il visitatore ammira le rovine del Monastero Nuovo e la torre della “Bell’Alda”. Durante le visite speciali il percorso prosegue alle antiche “Sale dei Savoia”.  Sono una riproduzione con decori e mobilio ottocenteschi. La grande “Biblioteca” ospita circa 10 mila volumi. E’ stata costituita dai padri rosminiani. Il percorso termina al “Museo del quotidiano”. Posto al piano d’ingresso del Monastero Vecchio, accoglie oggetti d’epoca e strumenti di lavoro. Si conclude così la nostra visita, seppur virtuale alla Sacra di San Michele. Con la fantastica visione dell’abbazia ancora negli occhi, il turista può recarsi in uno degli splendidi paesini della Valsusa, ricchi di storia e tradizioni.

Testo di Andrea Carnino

RESTA AGGIORNATO SU TUTTE LE NOSTRE NOTIZIE! COME?

Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!