VALSUSA – La Commissione europea, su impulso della presidenza von der Leyen, ha presentato una comunicazione strategica per un deciso potenziamento della rete ferroviaria ad alta velocità (TAV) continentale. L’obiettivo è chiaro: rendere il treno la scelta privilegiata per gli spostamenti veloci e sostenibili in Europa, superando la congestione e l’impatto ambientale dei voli a corto raggio. Le ambizioni sono concrete, con proiezioni di viaggio rivoluzionarie, come la tratta Torino-Barcellona in sole 7 ore o il collegamento con Lione in 3 ore, grazie a linee capaci di raggiungere o superare i 200 km/h, con una valutazione in corso per adottare velocità ben oltre i 250 km/h. Questa strategia di mobilità su rotaia, più integrata e competitiva, mira a ripensare l’attuale mobilità potenziando la rete esistente e privilegiando i collegamenti rapidi a lunga distanza. Il piano d’azione, che si basa sullo sviluppo della Rete transeuropea di trasporto (TEN-T), si prefigge di creare una rete europea più veloce, interoperabile e capillare entro il 2040.
Un’Europa più veloce su rotaia: ambizioni e obiettivi tecnici
Nonostante l’entusiasmo per il piano “green” e le promesse di un’Unione più efficiente, il dato più critico della strategia è rappresentato dal massiccio fabbisogno finanziario. La costruzione e l’ammodernamento dell’infrastruttura TAV richiedono “ingenti investimenti a lungo termine”, con una stima di circa 345 miliardi di euro per completare la rete TEN-T pianificata entro il 2040. Un’opzione più ambiziosa, con velocità ben superiori ai 250 km/h, farebbe lievitare la cifra fino a 546 miliardi di euro entro il 2050. Bruxelles riconosce che “i soli finanziamenti pubblici non saranno sufficienti”, auspicando la mobilitazione di risorse da istituzioni finanziarie come la BEI e il settore privato. La Commissione si impegna a elaborare una “strategia di finanziamento” entro il 2026 per raggiungere un “accordo ferroviario ad alta velocità” che coordini gli impegni di tutti gli attori coinvolti. Questo approccio basato su promesse e futuri accordi solleva il timore che, senza immediate coperture, l’imponente piano di rilancio rimanga, per ora, solo un mero effetto annuncio.

































